sabato 20 dicembre 2008

I migliori dischi del 2008 - Seconda parte

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Concludo la lista dei dischi nuovi che ho più apprezzato nel 2008. Anche se per sapere quali sono stati veramente i migliori album dell'anno bisognerà aspettare un po' di tempo, per poter riascoltare, rivalutare, e acchiappare per la coda qualcosa al quale non avevamo proprio fatto caso.

4 - THOMAS FUNCTION - THOMAS FUNCTION
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Ancora revival del CBGB's? Sì, perchè no? Stavolta però in Alabama. Chiassosi, frenetici, un po' cialtroni (insopportabili nell'intervista che ho provato a far loro per SentireAscoltare). A loro modo, eleganti. Portano avanti la fiaccola del rock'n'roll. C'è chi dice si sia ridotta a una lucina, ma come diceva Neil Young, "Hey hey, my my"...

Brano chiave: Relentless Machine

3 - ELIO E LE STORIE TESE - STUDENTESSI
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Forse gli Elii un album perfetto dall'inizio alla fine non lo faranno più. E costringeranno Fave e Fan Minori a martirizzarsi sui forum alla ricerca dei difetti, del "non mi ha fatto ridere", come se fosse solo quello il punto. Questo disco va sul podio per quanto l'ho ascoltato, per l'amico Watusso che gli han detto che c'era un regalo, per il dannato vuvuvu, per i bonghi, per il puma feroce e per quell'indimenticabile panacea di idrogeno e ossigeno.

Brano chiave: Plafone

2 TV ON THE RADIO - DEAR SCIENCE
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Eccolo qua, il lavoro che tutte le altre classifiche stanno eleggendo album dell'anno. Per una volta sto con l'hype, perchè Dear Science ha il passo dei grandi dischi di una volta. T'assalta con mille stimoli in ogni canzone, con rock funk, soul e (finalmente) pop che coesistono senza pasticci in una sequenza di grandi canzoni.

Brano chiave: Halfway Home

1 MERCURY REV - SNOWFLAKE MIDNIGHT
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Torno immediatamente alla larga dal suddetto hype, scegliendo come album dell'anno il nuovo dei Mercury Rev, universalmente stroncato (il Mucchio gli ha dato una stella sola!)
In un'intervista per Muz di un paio d'anni fa, in occasione del loro greatest hits, Jeff Mercer, batterista dei Rev, mi parlava della loro intenzione di sperimentare, di cambiare radicalmente il proprio suono. The Secret Migration era un vicolo cieco. Le sue canzoni suonavano troppo rifinite e consapevoli, come se la compiutezza pop le rendesse fredde e prevedibili. I Mercury Rev hanno deciso di sfondare il muro a testate, e hanno realizzato Snowflake Midnight, un lavoro nel quale sembrano la caricatura di sè stessi. I temi ricorrenti, il sogno, la bellezza, il fascino angosciante della natura, vengono proposti in maniera tanto esagerata da essere quasi ridicola. Bastano i titoli (non se ne salva uno!) per accorgersi che Donahue e gli altri non sono andati per il sottile: "L'ala di una farfalla", "Sogno di una ragazza come un fiore", "Fiocco di neve in un mondo bollente", e addirittura "Uno scoiattolo e io"!
Capisco che commenti simili si addicano di più a una stroncatura, ma Snowflake Midnight è l'unico disco che mi abbia lasciato a bocca aperta, che mi abbia costretto al riascolto per venire a capo di tanta sfacciata ambizione.
Nell'ingenuo e ossessivo cercare la bellezza, proprio grazie al loro disprezzo per la discrezione e per la mediocrità, i Mercury Rev sfiorano il sublime.

Brano chiave: People Are So Unpredictable (There's No Bliss Like Home)

Video Tv On The Radio - Golden Age

martedì 16 dicembre 2008

I migliori dischi del 2008 - Prima parte

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In questo periodo tutti i magazine musicali pubblicano le consuete classifiche di fine anno. Stavolta, tanto per contraddire anche la mia usanza d'andar controcorrente (come il barcarolo), aggiungo la mia voce al sonito di altre mille.

Due premesse necessarie, per capire quel che manca:
-sono in genere totalmente indifferente al fascino della novità. Esempio: nel 2008 Stephin Merritt ha pubblicato un nuovo lavoro coi Magnetic Fields, Distortion. Pur trovandolo interessante, gli ho dedicato poca attenzione, dedicandomi invece a lavori vecchi di Merritt che avevo snobbato all'epoca della loro uscita, come Eban & Charley e Showtunes.
Forse recupererò in futuro Distortion, così come altri album di quest'anno, dei quali ho sfiorato la bellezza, ma ai quali non ho concesso abbastanza tempo per inserirli in questa classifica: Portishead, Erykah Badu, The Fall...
-il disco nuovo che ho ascoltato e amato di più nel 2008 è Tell Tale Signs di Bob Dylan. Non l'ho incluso in classifica in quanto è una raccolta di outtakes, brani live e rarità, e non un album vero e proprio.

Finite le premesse, ecco
I MIEI 10 ALBUM PREFERITI DEL 2008:

10 - OKKERVIL RIVER - THE STAND INS
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A livello di testi, Will Shelf continua a perfezionarsi e a stupire. In più episodi riesce ancora una volta a partire da questa sua abilità per confezionare, assieme ai suoi, grandi canzoni.

Brano chiave: Singer Songwriter
Mp3 - Lost Coastlines

9 - THE WEDDING PRESENT - EL REY
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Un album passato inosservato. Canzoni come Palisades o Santa Ana Wind sono fuori moda, fuori da ogni moda. Ma sono belle, da ricordare.

Brano chiave: Palisades

8 - DAVID BYRNE & BRIAN ENO - EVERYTHING THAT HAPPENS WILL HAPPEN TODAY
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Un disco che è l'esatto contrario del capolavoro che Eno e Byrne avevano realizzato in coppia quasi trenta anni fa. Serenità invece di ansia, speranza invece di catastrofismo. Allora si lavorava sui suoni, oggi, placidamente, sulle canzoni. Con un cuore sorprendentemente gospel.

Brano chiave: The Lighthouse

7 - SANTOGOLD - SANTOGOLD
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Un po' M.I.A. , un po' Gwen Stefani, persino un po' Chrissie Hynde. Brava però a sfuggire i paragoni e a piazzarsi sul mercato. Per fortuna che il disco è forte e giustifica le molte chiacchiere sul suo conto.

Brano chiave: Say Aha

6 - BAUSTELLE - AMEN
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Ok, dal vivo sono disastrosi. E il disco è troppo lungo e autocompiaciuto. Evviva però il coraggio e la bravura d'essere pop e di sapere volare in alto per trovare poi il momento giusto per scendere in picchiata. Datevi al giardinaggio dei fiori del male!

Brano chiave: Antropophagus

5 - OASIS - DIG OUT YOUR SOUL
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La sorpresa dell'anno. Malgrado nella seconda parte il disco rischi di diventare soporifero (caro Noel, per favore, scrivi tutte le canzoni del gruppo!), l'inizio è impeccabile. Un'energia così non ce la facevano sentire dai tempi dei due album classici. Il grande ritorno di un gruppo dato per disperso.

Brano chiave: Falling Down

Video - The Wedding Present - Don't Take Me Home Until I'm Drunk

martedì 9 dicembre 2008

Get Natalicious, col tizio degli Art Brut e con The Raveonettes

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Dopo quasi un mese di silenzio, torno a postare su questo blog, proponendovi un piccolo antitodo all'imminente Natale. Non si tratta della più bella canzone natalizia di tutti i tempi, ma di alcune novità in ambito indie rock.
Come si fa a rendere digeribile un brano con tanto di cornamuse e coro di bambini? Dandogli il miglior titolo d'una canzone natalizia dai tempi di Get Behind Me, Santa! di Sufjan Stevens. Mi riferisco a Baby Jesus Was The First Glam Rocker, ridicolo brano iperglam che ci regalano i Glam Chops (da non confondere con i Lambchop), il nuovo progetto di Eddie Argos degli Art Brut.
Evidentemente, mentre suo fratellino scopriva il rock'n'roll, Argos ha scoperto quanto sia divertente conciarsi come gli Of Montreal e giocare alla glam star. Nel pacco dono mette pure Countdown to Christmas, tanto per ribadire il concetto.
The Raveonettes si travestono invece da Phil Spector e ci propongono il loro Christmas Gift intitolato Come On Santa. Pure questo brano si può scaricare liberamente. Buon ascolto e ben ritrovati a tutti!

Mp3 Glam Chops - Baby Jesus Was The First Glam Rocker
Mp3 Glam Chops - Countdown To Christmas
Mp3 The Raveonettes - Come On Santa

giovedì 13 novembre 2008

Un omaggio a Mitch Mitchell, il batterista della Jimi Hendrix Experience













Come omaggio a Mitch Mitchell, batterista della Jimi Hendrix Experience, morto ieri a Portland a 61 anni, ecco un video storico: la partecipazione del trio alla trasmissione Happening For Lulu (condotta dalla cantante di To Sir, With Love) del 4 Gennaio 1969.
Dopo tre minuti di Hey Joe, Jimi stoppa la musica e presenta una cover di Sunshine Of Your Love, dedicata ai Cream, che si erano sciolti da poco.

Video The Jimi Hendrix Experience - Hey Joe/Sunshine Of Your Love

martedì 28 ottobre 2008

James Jackson Toth - Waiting In Vain

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Per i suoi primi lavori pubblicati sotto il nome Wooden Wand, James Jackson Toth era stato paragonato a maestri dell’anomalia come Can, Grateful Dead e Animal Collective. Il suo esordio a proprio nome prosegue invece il processo di normalizzazione iniziato lo scorso anno con l’album James And The Quiet.
Waiting In Vain è un disco di Americana con pochi guizzi, realizzato con una diligenza e un eclettismo che fanno pensare alla competenza di Ryan Adams. Ad accompagnare Toth in questa avventura solista c’è un team di musicisti provenienti da band come Wilco e Vetiver, capitanati dal bassista della Giant Sunflower Band, Shayde Sartin (“Se io sono Beefheart, lui è Zappa”, ammette Toth). La voce di Jexie Lynn, moglie dell’ex Wooden Wand, è una presenza costante, col compito di addolcire testi pieni di riflessioni su vizio, pentimento e dannazione. Sorprende sentire come la voce di Toth sia capace di evocare un Mick Jagger più inquieto e meno sensuale (in The Banquet Styx sembra di vederlo imprigionato nel Memory Motel), ma purtroppo la maggior parte dei brani non riescono proprio a decollare. Nessuna caduta, ovunque prevalgono grande gusto e cura meticolosa degli arrangiamenti, ma c’è davvero poco da applaudire, se non la coraggiosa scelta di fare a meno del minimalismo e dell’intimismo che spesso rendono indigeribili album del genere. Uno dei brani più aggressivi, Beulah The Good, è il pezzo forte dell’album, un omaggio al Dylan frenetico di Tombstone Blues, sulla linea della recente To The Dogs Or Whoever di Josh Ritter. Anche la solenne chiusura di The Dome, lascia il segno, e fa pensare che se Toth limitasse la sua prolificità a vantaggio della qualità potrebbe ritrovarsi con un album irresistibile, per concludere al meglio il suo passaggio dalla sperimentazione al mainstream.

James Jackson Toth - Doreen

giovedì 23 ottobre 2008

Conor Oberst - Conor Oberst

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Non avendo il solito Mike Mogis al suo fianco, Conor Oberst non si è sentito di considerare questo lavoro come un album dei Bright Eyes. Per la prima volta ha invece deciso di usare il proprio nome, occasione buona per provare a cominciare una nuova storia.
Per anni Oberst è stato tanto prolifico da far sembrare Ryan Adams laconico come Scott Walker (mmm, sto esagerando), concedendosi distrazioni e divagazioni. Ora il ragazzo ha ventotto anni, e realizza al momento giusto il disco della maturità artistica. In dieci tracce (più due abbozzi) registrate in Messico con la Mystic Valley Band il padrone di casa tratta con classe e familiarità tutti i generi del cantautorato americano, cambiando scenografie con sicuro eclettismo degno di Neil Young. Sa rannicchiarsi nell’intimità della compagnia di una sola chitarra, a trovare più forza per le sue parole sempre brillanti, forza sufficiente a rendere credibile la solita voce sempre sul filo del pianto. Ma non ha problemi anche con ritmi più sostenuti, con la leggerezza in stile Traveling Wilburys di Sausalito e Get-Well Cards (puro Tom Petty), con le distorsioni indie del finale di Souled Out!!!
Conor Oberst è un album che parla di fughe e di inquietudini. “Non c’è niente che la strada non possa medicare”, ribadisce Oberst in Moab. Si scappa, sempre, perché star fermi è più difficile dopo avere scoperto che la bottiglia non contiene nemmeno una soluzione. Sorprendente è la maturità con la quale, proprio in mezzo all’album, inserisce un coraggioso viaggio nella malattia. In Danny Callahan, commovente fino a essere quasi insostenibile, parla di un bambino che si spegne per un cancro al midollo spinale: “Sua madre gli ha dato un bacio d’addio dicendogli: ‘Torna qui, dove vai da solo?’”. Con un sorprendente ribaltamento di prospettiva passa immediatamente allo scherzoso rockabilly di I Don't Want To Die (In The Hospital), nella quale Oberst vuole fuggire dall’ospedale nel quale “non ti lasciano fumare/o ubriacarti/ti fanno solo guardare le soap opera”. Sono lampi di scintillante talento come questo che fanno capire quanto questo disco debba rappresentare una svolta per il suo autore, una spinta verso l’alto. Da adesso in poi niente più capricci, ora siede a tavola coi grandi.

Questo mio articolo è tratto dal Pdf gratuito con le recensioni di SentireAscoltare di Settembre.

Video Conor Oberst - Souled Out!!!

lunedì 20 ottobre 2008

The Lexie Mountain Boys - The Lexie Mountain Boys' Sacred Vacation

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In genere non scrivo stroncature. E' divertente, ma è troppo facile. Ieri sera da Fazio c'era Baricco che massacrava l'Ulisse di Joyce, tanto per darvi un'idea. Ma visto che qualche tempo fa m'è capitato questo disco nella cassetta delle lettere, per una volta non ho potuto dire di no.


Nelle loro performance, le cinque ragazze di Baltimora che compongono le Lexie Mountain Boys si presentano con delle barbe finte e delle scritte sul corpo, dedicandosi a atti insensati quali sfilare in processione con le sedie sulla testa, erigere piramidi umane o dipingere arcobaleni coi capelli. Evidentemente continua a esistere un pubblico entusiasticamente pagante per questo tipo di provocazione all’ingrosso, che personalmente trovo più noioso della fila alla posta. Lexie Macchi e le altre hanno ora deciso di realizzare un intero album che possa rappresentare l’aspetto sonoro delle loro esibizioni. Sacred Vacation è fatto di quaranta interminabili minuti, nei quali le Lexie improvvisano, rigorosamente senza nessuno strumento di accompagnamento, una serie di urla, versi d’animali, vocine e vocioni, battendo le mani e i piedi in libertà. Al meglio – se un meglio esiste in un tale disastro – pare di ascoltare delle bambine ubriache che giocano a saltare la corda. Su Internet c’è chi parla di avanguardia, di Dada, di musica ispirata e eccitante. Il rumore delle Lexie non è niente di tutto ciò, è solo una presa in giro saccente e arrogante. Non si tratta nemmeno di gridare che il re è nudo, stavolta a stare con le chiappe al vento è il buffone di corte, nessuno dovrebbe imbarazzarsi nel farlo notare. Qualcuno le accosta agli Animal Collective. Il paragone è possibile se pensiamo alle finalità (stupire e stordire creando un mondo infantile e ossessivo), ma è assolutamente improponibile se ci riferiamo a tutto il resto. Qualche anno fa presi parte a un concerto del gruppo di Avey Tare e Panda Bear: fu stupefacente, un’ora di rumore prepotente e ispirato capace di dare vita un universo di suoni allo stesso tempo accogliente e soffocante. Gli Animal Collective sono degli artisti di talento. Le Lexie musicalmente non sono niente, e il loro album, insultante, insopportabile, non vale proprio niente. (0,3/10)

Questo mio articolo è tratto dal Pdf gratuito con le recensioni di SentireAscoltare di Settembre.

Video The Lexie Mountain Boys - Live At The UTR

mercoledì 15 ottobre 2008

Okkervil River - The Stand Ins

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A un anno di distanza da The Stage Names arriva la seconda parte di un progetto originariamente pensato come un doppio album.
Al centro delle riflessioni di Will Shelf pare imporsi definitivamente un tema che da sempre gli è caro: i retroscena e i paradossi dello show businnes e della musica leggera.
La sua abilità con i testi è come al solito straordinaria. “Cantate con dolcezza e dichiarate in fretta, le parole che lui ha calcolato per farti cantare in coro (con lo stereo acceso, mentre sei in calzoncini sul prato) vengono completamente fatte proprie da una coppia che ha appena consumato il primo amore all’alba”. È l’ipotesi di Pop Lie: se il cantante mente, chi si innamorerà della canzone e la canterà con lui, sarà altrettanto bugiardo? A chi si può credere? In Singer Songwriter c’è un fiume di veleno, degno del Dylan più spietato, destinato a chissà quale ipocrita cantautore di buona famiglia e dai consumi impeccabili (Kinks, Poe e Chanel): “Tu hai buon gusto. Che spreco che tu non abbia nient’altro”.

Con questo disco gli Okkervil River salutano Jonathan Meiburg, che lascia la band per dedicarsi a tempo pieno agli Shearwater. Echi dell’evento risuonano nel brano d’apertura, Lost Coastlines, un duetto tra il leader e l’amico partente, un pezzo sulle difficoltà e il senso di smarrimento della vita in tour.

Starry Stairs è, insieme alla copertina, il collegamento più palese con l’album precedente, in quanto come Savannah Smiles parla di Shannon Wisley, la pornostar morta suicida dopo essere rimasta sfigurata (“Hanno chiesto il sangue. Di cosa pensino sia fatta questa donna?”).

In chiusura di The Stand Ins incontriamo un’altra stella caduta, l’aspirante divo del glam Jobriath, immortalato in un momento di assurda speranza prima dell’inevitabile fine, in Bruce Wayne Cambell Interviewed On The Roof Of The Chelsea Hotel, 1979.

L’ossessione di Shelf con la cultura pop è benvenuta in quanto gli dà la chiave per esplorare al meglio i sentimenti e le debolezze umane. Persino un brano intitolato Calling And Not Calling My Ex è dominato dalla presenza dei media: “In Tv sembri uguale a quando eri mia […] Falli voltare a guardarti, mandali al tappeto, spezza i loro cuori”.

A livello di testi c’è dunque abbastanza per fare di The Stand Ins uno dei dischi dell’anno, ma, musicalmente, dietro agli arrangiamenti sempre perfetti, troviamo purtroppo segni di stanchezza, soluzioni ripetitive, come se talvolta le canzoni cedessero sotto il peso delle parole. Occorrono davvero molti ascolti per riuscire a farsi entrare i brani sotto la pelle, ed è difficile apprezzare pienamente l’album senza tenere sempre il booklet sottomano. Ma la sicurezza con la quale si muovono gli Okkervil River lascia pensare che per il prossimo futuro hanno già pronti nuovi scenari per le proprie canzoni tanto ambiziose quanto generose. (7,4/10)


Questo mio articolo è tratto dal Pdf gratuito con le recensioni di SentireAscoltare di Settembre.


Mp3 - Okkervil River - Lost Coastlines

Video Okkervil River - Lost Coastlines

martedì 14 ottobre 2008

Dr. Dog - Fate

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Forse per il modo in cui Toby Leaman sa arrochire la voce ripetendo un trucco da maestro di Paul McCartney (ascoltate Hang On), o forse per la presenza di brani capaci di conservare un’anima pop malgrado una struttura complessa, il nuovo album dei Dr. Dog fa spesso venire in mente la musica dei Wings: Macca senza l’ambizione e il peso di essere uno dei Beatles, ma con la voglia di stupire con pezzi come Let ‘Em In. Naturalmente il gruppo di Filadelfia mostra numerose altre influenze, su tutte quelle della Band – palese in 100 Years - e dei Byrds, nelle armonie vocali e nella capacità di andare a pescare in ogni angolo della tradizione americana. Il risultato di tanti padri illustri è un solido album (il quinto, senza contare un paio di EP), fatto di musica leggera a la Crowded House, con allegata licenza di incupirsi. I Dr. Dog si giocano le loro carte migliori per realizzare una sorta di ambizioso concept sul destino e sul modo di affrontarlo. Alcune canzoni sono, per stessa ammissione della band, antitetiche: lo stesso personaggio che in Army Of Ancient assume un ruolo totalmente passivo di fronte alla sfortuna, in The Ark si dà da fare per cercare una soluzione, riuscendo a trovare un senso al proprio fallimento. È identico anche il destinatario di un attacco come The Rabbit, The Rat And The Reindeer e di una canzone d’amore come From. Per tutto il disco si ha la sensazione che il gruppo stia attraversando un periodo particolarmente felice in termini di creatività; peccato che, malgrado la scrittura sempre buona, manchino canzoni di grande impatto, capaci di rendere il disco indispensabile. The Old Days, deliziosa per l’intreccio di banjo e chitarre, ci si avvicina, ma fa riflettere il fatto che nell’album non ci sia niente così efficace come la recente cover che i Dr. Dog hanno fatto di Heart It Races degli Architecture In Helsinki. (6,9/10)

Questo mio articolo è tratto dal Pdf gratuito con le recensioni di SentireAscoltare di Settembre.


Mp3 Dr. Dog - Worst Trip

Video Dr. Dog - The Ark

mercoledì 8 ottobre 2008

Intervista a David Vandervelde - Il nuovo numero di SentireAscoltare

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Il Pdf del numero 48 di SentireAscoltare è disponibile gratis per tutti. A pagina 16 (pagina 9 del file) trovate un mio pezzo su David Vandervelde, con tanto di intervista al giovane e nostalgico tuttofare di Chicago. Eccolo qui:

David Vandervelde: una musica in testa, aspettando l'alba

di Paolo Bassotti

Qualche anno fa andava di moda parlare di guilty pleasures. L’artista di turno, spesso sollecitato da un intervistatore malizioso, faceva coming out. Ammetteva, nella propria immacolata collezione di dischi, accanto ai bootleg degli Stooges e ai vinili dei Kraftwerk, la presenza di album tanto godibili e irrinunciabili quanto imbarazzanti e fuori moda. I nomi più ricorrenti del mondo dei piaceri proibiti erano le stelle del MOR, del rock per adulti degli anni settanta. Oggi s’è finalmente capito che non c’è nulla da vergognarsi ad amare Hall & Oates e i Wings, e che, seppure certi dischi erano la negazione dello spirito giovane e selvaggio del rock, offrivano esempi splendidi di altri aspetti fondamentali della musica leggera: la scrittura e la produzione della forma canzone. Quale sfizio potrebbe al giorno d’oggi sembrar peccaminoso? Stephin Merritt dei Magnetic Fields si fa da tempo paladino degli Abba quanto dei Jesus And Mary Chain, Dennis Wilson viene finalmente ristampato a dovere, e gli svedesi di etichette come la Labrador dispensano delicatezze con la sicura grazia di chi pare avere reinventato il sole (seppure in una versione un po’ sbiadita).

Una delle belle sorprese della prima parte del 2008 è stato Here’s To Being Here l’album di Jason Collett, nel quale abbiamo trovato un ex membro dei Broken Social Scene, splendidi sabotatori delle forme canoniche, alle prese col revival del lato morbido della West Coast.

Ancor più sorprendente è stato vederlo superato nell’impresa da David Vandervelde, giovane musicista di Chicago, che torna con un lavoro che pare voler gridare al mondo: “Ammettetelo! Quando ascoltate Deja Vu, è per Teach Your Children e Our House più che per Carry On e Almost Cut My Hair!”

Ci si stupisce di questo nuovo Vandervelde perché col suo esordio, The Moonstation House Band, del 2007, sembrava inserirsi nel filone del nuovo glam, accanto a Bobby Cohn, White Williams e ai nuovi Of Montreal. Lo faceva sfoderando perfette riproduzioni del sound dei T Rex, impressionanti soprattutto nella riproposta di certi vezzi vocali. Chi l’avrebbe mai detto che Vandervelde portava nel cuore più Tony Visconti che Marc Bolan? In Waiting For The Sunrise, appena uscito, ha affinato la sua abilità in cabina di regia, e l’ha messa al servizio di suoni molto più americani, caldi e maturi. Nella breve intervista che ci ha concesso ha confermato i nostri sospetti sulle sue influenze come produttore:

Sono un grande fan di Lindsey Buckingham e sono stato influenzato dal suo lavoro con e senza i Fleetwood Mac. Sono anche un grande appassionato di Jeff Lynne (Mente degli ELO e produttore per George Harrison e Tom Petty, N.d.G.).

Continuando il discorso, sbuca fuori a un certo punto anche un nome più sorprendente:

La produzione è divertente. Vorrei continuare a produrre i miei dischi. Mi piacerebbe anche fare un disco di R&B con R. Kelly, eliminando tutta quella merda computerizzata e l’auto tune… fargli fare un disco vero con buoni musicisti. Io sono un suo fan, lui è un re dell’R&B, ma la produzione nell’R&B continua a peggiorare. Non è più vera.

Nessun guilty pleasure neanche in questo caso, Kelly è un nome ormai stabile nel Pantheon dell’Indie. Will Oldham/Bonnie Prince Billy ha appena registrato una cover di The World Greatest – grande canzone, seppur sovraccarica di pathos – e anche Beck da anni si professa fan del controverso divo dell’R’n’B, spesso geniale, spesso ridicolo (capace di essere entrambe le cose nel sublime e assurdo melodramma di Trapped In The Closet).

L’intervista era partita dai Lickedy Splitz, il gruppo che l’accompagna dal vivo e che l’ha aiutato nella realizzazione di questo nuovo disco:

Le canzoni che stavo scrivendo per il disco hanno preso vita in una nuova forma mentre le registravo in studio con la band. C’è una sorta di sensazione magica e inspiegabile che avverto quando una o più persone imparano le mie canzoni e le suoniamo insieme.[…]Il primo disco è pieno di variazioni di frequenza del nastro analogico, voci raddoppiate e tutti gli altri trucchi… ed è stato fatto cinque anni fa. Waiting For The Sunrise è di sicuro molto più diretto, e di certo io sono cambiato molto in cinque anni.

La diversa gestazione di Waiting For The Sunrise ha cambiato anche il suo modo di esibirsi:

Visto che queste canzoni nuove hanno su disco un’impostazione molto live, dal vivo sembrano spesso abbastanza simili. Comunque cerchiamo di lasciare che in concerto le canzoni divengano come vogliono, senza impazzire cercando di farle uguali alla loro versione in studio. Dal vivo è sempre tutto più rumoroso.


Mp3 David Vandervelde - I Will Be Fine

Link SentireAscoltare - Numero 48

Video David Vandervelde - Jacket

Tutto è disegnato e super anni '80

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Il video di Take On Me degli A-Ha è uno dei più celebri degli anni '80, condiviso dalla memoria collettiva al punto di essere oggetto di due gustose parodie.
In molti conosceranno quella de I Griffin/Family Guy, con Chris che viene risucchiato nel mondo in bianco e nero al posto della riccioluta ragazza della clip originale.
Merita d'esser vista anche la versione della dustfilms.com, che presenta la traccia vocale ricantata da un certo Dustin McLean, in modo di far coincidere il testo con quel che succede sullo schermo: Everything's drawn and super 80's...

Video A-Ha/Dustfilms - Take on Me


Video A-Ha/Chris Griffin - Take On Me

sabato 27 settembre 2008

S-S-S-Stop The Beat - Si sciolgono i Junior Senior

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Con un comunicato sul loro Myspace, i Junior Senior si sono ufficialmente sciolti.
Jesper "Junior" Mortensen
continuerà a fare musica con The Little Sisters, Jeppe "Senior" Laursen proseguirà come solista, firmandosi semplicemente Jeppe (trovate a fine post l'mp3 di una sua cover di Johnny Come Home dei Fine Young Cannibals).
Assieme ci hanno regalato la migliore approssimazione che ci si potesse aspettare da una coppia di danesi di un incontro tra il più scanzonato rap old school e il Michael Jackson di Off The Wall. Agli amanti del funky e della simpatia mancheranno davvero tanto.

Mp3 Jeppe - Johnny Come Home

Video Junior Senior - Move Your Feet

venerdì 26 settembre 2008

Ma io ricordo bene

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Frammento di poesia sperimentale involontaria.
Originato dalle malinconie della conversazione amichevole via Skype:

[16.15.53] tu ci scherzi

[16.16.01] ma io ricordo bene un bar del lago

[16.16.07] dove c'era donkey kong

[16.16.16] e una cosa così non s'era mai vista



Video Cheap Trick - Stop This Game

...and the wind blows you away

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Mp3 Mystery Jets - Flakes

Video Mystery Jets - Flakes

venerdì 19 settembre 2008

Per le anguille delle Antille! Un post sui Lambchop e sui pirati

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Corpo di mille balene! Capperi sotto sale!
Ieri è stata la giornata mondiale in cui si parla come pirati, e me ne accorgo solo adesso.
Ahrr, oste della malora, portami una pinta di gin per dimenticare!
In coincidenza con l'imperdibile evento, quei pendagli da forca dei Lambchop hanno reso disponibile per il download gratuito un nuovo brano intitolato National Talk Like A Pirate Day. Non proprio un pezzo festoso, ma comunque più movimentato della maggior parte delle canzoni del gruppo di Kurt Wagner. Se non temete atmosfere intense e rarefatte, andatevi a recuperare il loro capolavoro, Nixon, del 2000. Oppure guardate qui sotto lo splendido video (con colpo di scena visivo e musicale al minuto 2:42!) di Is A Woman, title track del loro lavoro del 2002.
Il 9 Ottobre esce pure il nuovo album dei Lambchop, intitolato, tanto per rubare il mestiere a Sufjan Stevens, Ohio.

Mp3 Lambchop - National Talk Like A Pirate Day

Video Lambchop - Is A Woman

Un giardino affollato

http://blog.oregonlive.com/breakingnews/2008/05/GuinnessGroucho.JPG
Ieri Il giardino dei leoni ha stabilito il suo record di visite in un giorno.
Merito soprattutto dei molti frequentatori di Maggie's Farm accorsi per leggere la mia traduzione di una delle due nuove poesie di Bob Dylan.
Come ringraziare la fattoria?
Innanzitutto con un po' di pubblicità: "Maggie's Farm - Il sito dove trovate tutto su Bob Dylan. Ma veramente tutto. Giuro! Non immaginate quanta roba ci sta dentro".
Mmm, forse dovrei inventare uno slogan più corto.
Inoltre dedico il prossimo video all'inventore della Farm, il grande Michele Murino (che non sento da parecchio tempo, ma tanto prima o poi ci si ritrova!). Sono sicuro che apprezzerà.

Video Bob Dylan - Shelter From The Storm

giovedì 18 settembre 2008

Norman Whitfield - L'uomo che portò la psichedelia nella Motown

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Sono stanco di scrivere di giganti che ci lasciano. Non voglio trasformare questo blog in una rubrica di necrologi.
Se volete leggere che cosa è riuscito a fare come compositore e produttore Norman Whitfield cliccate qui.
Se volete ascoltare il suo genio, i due video seguenti possono essere un buon punto di partenza.
Video The Temptations - Papa Was A Rolling Stone


Video Marvin Gaye - I Heard It Through The Grapevine

lunedì 15 settembre 2008

21 e 17 - Due nuove poesie di Bob Dylan sul New Yorker












Sul prossimo numero del New Yorker ci saranno due nuove poesie di Bob Dylan.
Sì, proprio quel Bob Dylan.
L'autore di Tarantula.
Si intitolano 21 e 17.
21 è composta da 23 parole e da una gran quantità di
spazi
vuoti.
17 in italiano suona più o meno così:

17

di Bob Dylan

dopo essermi schiantato con la macchina sportiva
contro il lampadario
sono corso a una cabina
ho chiamato mia moglie. non era in casa.
panico. ho chiamato il mio migliore amico
ma la linea era occupata
quindi sono andato a una festa ma non ho trovato una sedia
qualcuno mi si è pulito i piedi addosso
perciò ho deciso di andarmene
mi sentivo uno schifo. la mia bocca era disgustata
le braccia mi si infilzavano nel collo
il mio stomaco era pieno e gonfio
i cani mi leccavano la faccia
la gente mi fissava e diceva
"che hai che non va?"
passando avanti a un paio di miei amici di successo
ho smesso di parlare.
sapevano che mi sentivo male
e mi hanno dato qualche pillola
sono andato a casa e ho cominciato a scrivere
un biglietto per il suicidio
è stato allora che ho visto
la folla che arrivava
dalla strada
davvero non ho niente
contro
marlon brando
(Traduzione di Paolo Bassotti)

Se questo nuovo componimento vi ha fatto sorgere qualche dubbio sull'abilità di Dylan come poeta, provate a rifarvi la bocca col video seguente, uno dei testi più belli, più "poetici", della storia della canzone: "Il mio amore parla come il silenzio/senza ideali o violenza/non deve dire d'esser fedele/eppure è vera/come il ghiaccio, come il fuoco..."

Video Bob Dylan - Love Minus Zero/No Limit

R.I.P. Rick Wright (1943 - 2008) - Tastierista dei Pink Floyd

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Se ne va il tastierista Rick Wright, uno dei membri fondatori dei Pink Floyd. Lo comunica David Gilmour, parlando di una "breve battaglia contro il cancro". Wright è stato nei Pink Floyd dal '65 al '78, anno in cui è stato licenziato da Roger Waters. Era tornato a collaborare coi suoi compagni nel 1987, per A Momentary Lapse Of Reason, riassumendo un ruolo fisso col tour di The Division Bell, nel 1994. Aveva al suo attivo anche due album solisti, Wet Dream (1978) e Broken China (1996)

Video Pink Floyd - See Emily Play

Antony Hegarty - Nuovo EP e collaborazioni con Björk, Lou Reed e Prada

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Antony Hegarty, la voce della splendida Blind degli Hercules & Love Affair, sta per tornare con un nuovo EP a nome Antony And The Johnsons. Another World uscirà il 9 Ottobre per Rough Trade/Secretly Canadian e conterrà sei canzoni.
Ci sono anche altre notizie che lo riguardano:
-ha cantato un brano intitolato Fallen Shadows per una nuova campagna pubblicitaria di Prada.
-il 21 Ottobre uscirà il disco dal vivo di Lou Reed Berlin: Live At St. Ann's Warehouse. Da qualche giorno è disponibile il file mp3 di Caroline Says, Pt. II che vede Antony ai cori. Trovate il link qui sotto.
-è stato realizzato un video di The Dull Flame Of Desire, la canzone dell'ultimo album di Björk che lo vede protagonista in un duetto che culmina nel crescendo di percussioni di Brian Chippendale dei Lightning Bolt.
Il video è diviso in tre parti, affidate ai tre vincitori di un concorso promosso dal sito della cantante islandese.

Mp3 Lou Reed - Caroline Says, Pt. II

Video Björk & Antony - The Dull Flame Of Desire

mercoledì 10 settembre 2008

Bob Dylan - Dreamin' Of You - Il nuovo video

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Il 7 Ottobre uscirà Tell Tale Signs, l'ottavo volume delle Bootleg Series di Bob Dylan. Il doppio cd (triplo, nella costosissima versione deluxe) sarà composto principalmente da outtakes degli album Oh Mercy (1989), Time Out Of Mind (1997) e Modern Times (2006). Purtroppo non ci sarà nessun brano dalle registrazioni di "Love And Theft" (2001), il capolavoro della maturità di Dylan.
Il brano usato per lanciare l'album (disponibile per il download gratuito su bobdylan.com) è l'affascinante Dreamin' Of You, risalente alle sessions di Time Out Of Mind. Ritroviamo pertanto la celebre produzione notturna e claustrofobica di Daniel Lanois, che ai tempi tanto fece arrabbiare Dylan.
Da ieri questa canzone ha anche un video, nel quale troviamo, alle prese con cimeli dylaniani, un attore caro ai fan di David Lynch, Harry Dean Stanton. Probabilmente uno dei pochi in grado di far sembrare Dylan giovane e cicciottello.

Video Bob Dylan - Dreamin' Of You

lunedì 8 settembre 2008

Il numero di Settembre di SentireAscoltare - Recensioni libere per tutti!



















E' appena uscito il numero di Settembre di SentireAscoltare. Gli abbonati (presenti e futuri) lo trovano qui. Tutti gli altri possono godersi gratuitamente il pdf con tutte le recensioni. Non mancherà ovviamente qualche articolo con la mia firma: oltre ai pezzi che già conoscete sul Festival di Benicassim e sul ritorno in coppia di David Byrne e Brian Eno, ho scritto anche a proposito dei nuovi album di David Vandervelde, Dr. Dog, Okkervil River e Conor Oberst. C'è anche una mia stroncatura dell'orribile truffa proposta dalle Lexie Mountain Boys. Difficile chiamare disco una simile porcata.
Concludo con un video che ha a che fare con due delle mie recensioni del mese. Come altri artisti (Bon Iver, A.C. Newman, Jack Ladder), David Vandervelde ha realizzato per gli Okkervil River una cover di un brano del loro nuovo album, The Stand Ins.

Link - Le recensioni di Settembre di SentireAscoltare

Video David Vandervelde - Singer Songwriter (Okkervil River Cover)

venerdì 5 settembre 2008

David Byrne & Brian Eno - Everything That Happens Will Happen Today - La recensione

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Vi avevo promesso la recensione più approfondita del nuovo album di Eno e Byrne. Potevo forse deludervi? E' appena uscita, come "recensione della settimana", su SentireAscoltare. Eccola qua:

Negli ultimi mesi David Byrne si è dato da fare. Come al solito. Si è dedicato principalmente a quelle attività collaterali che un tempo portarono il Time a dedicargli la copertina quale “uomo del Rinascimento” del rock. Ha suonato un palazzo di Manhattan, ha pubblicato una raccolta di finti inni mormoni, ha disegnato parcheggi per bici e ha prestato la voce a un automa chiamato Julio. Si è però anche ricordato di essere un cantante pop, riuscendo nel prodigio di trasformare un brano dei Fiery Furnaces, Ex Guru, in qualcosa di altamente digeribile, e partecipando alla gustosa Toe Jam (datemi retta, rintracciate il video!) del progetto BrightonPort Authority, ideato dall’amico Fatboy Slim. Sappiamo che Byrne è praticamente infallibile quando si tratta di dispensare piccoli tocchi della sua abilita nel formato canzone, basti pensare a successi passati come Lazy con gli X-Press 2, o al Cole Porter country di Don’t Fence Me In rivisto in chiave batucada.

Resta però il fatto che l’ultimo album di canzoni, il poco convincente Grown Backwards, risalente ormai al 2004, sia stato forse il momento peggiore di una carriera altrimenti impeccabile. Malgrado qualche lampo (Empire, Glass, Concrete And Stone) Grown Backwards era un disco fiacco, spesso noioso, appesantito da archi che non trovavano, come accadeva invece in Look Into The Eyeball, il bilanciamento necessario nelle percussioni. Per non parlare delle due imbarazzanti sortite nella lirica. Abbastanza da farci domandare se Byrne non fosse per caso ormai destinato a un futuro da brillante special guest, incapace però di sostenere ruoli da protagonista.

Lo spunto per una nuova grande prova d’artista gli è stato offerto da Brian Eno. Durante un incontro risalente a un paio d’anni fa, in occasione della ristampa di My Life In The Bush Of Ghosts, Eno ha proposto a Byrne di trovare parole e melodie vocali per una serie di brani strumentali che aveva messo da parte nel corso degli anni. Brani definiti da Eno come electronic gospel. Un cerchio che si chiude, visto che erano stati i Talking Heads trent’anni fa a iniziare Eno ai piaceri della musica delle chiese dei neri di New York (non possiamo dimenticare la geniale sorpresa che fu la cover di Take Me To The River del reverendo Al Green, inclusa in More Songs About Buildings And Food, prima produzione di Eno per il quartetto).

Dal punto di vista musicale in Everything That Happens Will Happen Today, il risultato di due anni di corrispondenze telematiche tra i due, non troviamo solo i preannunciati, e comunque fondamentali, sapori gospel. Non potevamo del resto aspettarci un compitino eseguito con diligenza, visto che sia Eno che Byrne da anni si divertono a seguire i binari solo nel caso ci sia un deragliamento incluso nel biglietto del treno. Le due quiete tracce d’apertura sono più che altro country, placido e mistico, due colpi al cuore che confermano immediatamente la forma smagliante, come autore e come performer, di David Byrne. Il tema del disco è messo altrettanto in chiaro: ci troviamo di fronte a un album sulla speranza e sulla misericordia... [Continua]


Link Ascolta l'album

lunedì 25 agosto 2008

David Byrne & Brian Eno - Everything That Happens Will Happen Today - Ascolta l'album!
















Byrne e Eno sono tornati a lavorare assieme, a quasi trent'anni dalla conclusione dell'intoccabile trilogia di capolavori dei Talking Heads (More Songs About Buildings And Food, Fear Of Music e Remain In Light) e dall'epocale My Life In The Bush Of Ghosts. Il risultato è un album di musica leggera fatto di canzoni semplici ma affascinanti. Il tutto nasce da alcuni brani strumentali, influenzati dal gospel e dal folk, messi in archivio nel corso degli anni da Eno, che finalmente hanno trovato le parole giuste grazie al vecchio amico Byrne. Al più presto avrete una mia recensione più approfondita. Per ora potete, nel simpatico boxino qui sotto, ascoltare in streaming tutto l'album e farvi un'idea da soli. Dopo le canzoni trovate anche un breve filmato dei due che accennano ai motivi che li hanno portati a collaborare di nuovo. Il tutto si conclude con Byrne che scatta una foto della nuca di Brian Eno.

Link Everything That Happens Will Happen Today

lunedì 11 agosto 2008

R.I.P. Isaac Hayes (1942 - 2008)

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Da oggi il mondo è mondo è molto meno funky.
Prima ancora di iniziare a incidere dischi a proprio nome, Isaac Hayes si era già assicurato un posto nella storia, lavorando come produttore e pianista per la Stax, in dischi di gente come Otis Redding, Wilson Pickett, Eddie Floyd e Sam & Dave.
Come soul singer/songwriter, a partire dal 1967 riesce poi ad affermare in pieno la sua personalità, in album quali Hot Buttered Soul e Black Moses.
Hayes è il maestro della slow jam, fenomenale nel dilatare i brani, facendo leva tanto su orchestrazioni lussuriose e psichedeliche quanto sulla propria voce calda e sicura. Memorabile il suo modo di parlare sulle lunghe intro dei brani, col tono di chi non perde mai la calma, anche mentre è rapito dall'estasi. Significativa anche la sua capacità nel prendere brani "bianchi", come Something di George Harrison, o classici di Jimmy Webb e Burt Bacharach (vedi il video a fine post) e di trasformarli in pezzi profondamente soul.
Nel 1971 arriva l'Oscar con Shaft ("Chi è il detective nero che è una macchina del sesso per tutte le ragazze? Shaft! Ya Damn Right!"), l'anno seguente è l'headliner di Wattstax, la risposta black a Woodstock.
Negli anni '80 e '90 si fa meno significativa la sua attività di musicista, ma riesce comunque ad arrivare a un nuovo pubblico interpretando Chef in South Park, almeno fino ai dissidi con Parker e Stone per i loro attacchi satirici a Scientology.
Hayes è morto ieri per un collasso a Memphis, nella sua terra nativa, il Tennessee. Di recente stava lavorando a un nuovo disco, nel quale avrebbe rivisitato brani lasciati incompiuti nel corso degli anni.

Video Isaac Hayes - The Look Of Love


Video Isaac Hayes/Chef - Chocolate Salty Balls

lunedì 4 agosto 2008

Live FIB - XIV Festival Internacional de Benicàssim - 17/20 Luglio 2008

_DSC3155_(1024_x_768) da gianluc@.

Finalmente è uscito su SentireAscoltare il mio reportage sul FIB. Undicimila caratteri per descrivere quattro intensi giorni di campeggio nel deserto, di camminate infinite, di sporadiche dormite in orari e posti assurdi, ma soprattutto di grandissima musica. Mi son goduto i concerti, tra gli altri, di Morrissey, New York Dolls, Sigur Ros, Leonard Cohen, My Bloody Valentine, Tricky, Siouxsie, Raconteurs, Rumble Strips, National, Ròisìn Murphy, American Music Club, Babyshambles, Ting Tings e John Spencer con gli Heavy Trash. Quelli che vedete nella foto sono Danger Mouse e Cee-Lo, meglio noti come Gnarls Barkley, in uno dei miei scatti preferiti tra quelli realizzati da Domenico Davide. Altre sue fotografie le trovate sul sito di SA assieme al mio pezzo. Che inizia così:

Nella line-up di uno dei più grandi festival europei troviamo i ritorni di Leonard Cohen e dei My Bloody Valentine, istituzioni come Morrissey e i New York Dolls, maghi del live quali Raconteurs, Gnars Barkley e Sigur Rós. E se tutta questa gente con la faccia dipinta fosse invece qui solo per ballare ascoltando i Justice?

It’s Monkey Time!!” David Johansen si sta divertendo come un ragazzino. È sorprendentemente in forma, se si eccettua la buffa pancia che sbuca dalla maglietta troppo corta. Sta offrendo uno show spettacolare, una rivincita tanto sulle sfortune del passato, quanto su coloro che s’aspettavano di vedere i New York Dolls come reliquie, come fantasmi sotto spirito. Quando duetta con l’altro superstite, Sylvain Sylvain, per omaggiare Johnny Thunders cantando You Can’t Put Your Arms Around A Memory, per il pubblico è inevitabile commuoversi e gioire al pensiero di stare vivendo un momento imperdibile, benedetto dalla grazia sublime e crudele del rock and roll.

Eppure il grosso dei presenti al FIB non è al Main Stage a godersi la celebrazione delle bambole. Cerca piuttosto di arrivare a vedere gli Hot Chip, che stanno suonando su uno dei due palchi coperti. La capienza del Fiberfib.com Stage è limitata, e restano fuori il doppio delle persone che riescono a entrare, contente comunque di ascoltare la dance del giovane gruppo inglese, magari guardando la performance sul maxischermo. In un momento del genere è più chiaro che mai il fatto che gli stessi pass/braccialetti del festival di Benicàssim stringono i polsi di due diversi tipi di appassionati di musica: i ragazzi indie-rock, impegnati come al solito a mostrarsi cool e a vincere la gara per la t-shirt più notevole, e il popolo della club culture, dei travestimenti, del glitter e dei colori fluorescenti, venuto per l’elettronica e per i dj set. Un po’ a sorpresa, sono questi ultimi a prevalere, sia a livello numerico, sia nella capacità d’essere l’anima della festa. Un altro esempio? In due giorni consecutivi, alla stessa ora, sullo stesso palco, suonano i grandissimi American Music Club e il nuovo arrivato Calvin Harris, col suo prevedibile revival degli anni ottanta. A livello di pubblico il paragone è impietoso: il gruppo di Mark Eitzel raduna una piccola porzione della folla che s’accalcherà per ballare Acceptable In The 80’s o The Girls. Naturalmente è impossibile stabilire un confine definito per i membri delle due audience, ben contenti di mischiarsi, di sperimentare nuovi suoni, di condividere lo stesso macroevento. L’unico infastidito sembra essere Morrissey, disturbato dal rumore dei Justice, liquidati in uno dei suoi acidi commenti: “Dance music. Very intelligent”... [Continua su SentireAscoltare]


Video The Raconteurs - Top Yourself - Live in Benicàssim 19/07/2008

Video Ròisìn Murphy - You Know Me Better/Primitive - Live in Benicàssim 18/07/2008

sabato 12 luglio 2008

Thomas Function - Celebration!
















Questi ragazzi dell’Alabama esordiscono con un piccolo disco di classico rock’n’roll/punk alla newyorkese. Joshua Macero non s’atteggia a poeta – non è difficile immaginarlo accanto a Dante e Randall nel cast di Clerks III – eppure i suoi ululati sono degni di Jim Carroll e Richard Hell. Al suo fianco il gruppo tira che è una meraviglia, con Zach Jeffries che mette il marchio di fabbrica con un organo che pare comprato al garage sale di Jerry Harrison...[Continua su SentireAscoltare]

venerdì 11 luglio 2008

Thomas Function - Gli occhi chiusi e la fine del mondo

L'immagine “http://www.victimoftime.com/media/images/ThomasFunctionSC.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Mi trovo a casa d’amici. Due maniaci del rock, una coppia per la quale organizzare una vacanza equivale a trovare il modo di conciliare i My Bloody Valentine in concerto a Manchester con Morrissey a Londra. Arriva il momento in cui cerco di spiegare come mai negli ultimi giorni non ho fatto altro che ascoltare uno sconosciuto gruppo dell’Alabama chiamato Thomas Function. Il web non è d’aiuto. Non hanno un loro sito ufficiale e su quello della loro etichetta non vengono nemmeno nominati. Su Youtube ci sono pochi video, girati male da qualche spettatore di un loro concerto (palloni da spiaggia volano tra palco e pubblico, come in una versione da hard discount del circo lisergico dei Flaming Lips). A guardarli bene, questi spezzoni di infima qualità potrebbero essere rivelatori di molti segreti dei Function, del loro modo di lasciarsi andare sul palco, di scatenare la reazione del pubblico. Chissà che cosa c’è nel punto fisso all’orizzonte sul quale pare concentrarsi il cantante Joshua Macero? [Continua su SentireAscoltare]

Link Thomas Function - MySpace

martedì 8 luglio 2008

It's Too Late To Stop Now

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In appendice al mio pezzo sul revival soul, trovate pure cinque brevi schede relative a come alcuni grandi nomi della musica nera stanno facendo i conti con il proprio passato. Per stuzzicare la vostra curiosità, ecco gli incipit:

Solomon Burke
Pubblica proprio in questi giorni Like A Fire, il quarto album di quello che è il suo rinascimento musicale, iniziato nel 2002 con Don’t Give Up On Me. Il gigante di Filadelfia è stato uno dei nomi più grandi della Atlantic, basti pensare che nel supergruppo The Soul Clan era lui il leader, davanti a gente come Joe Tex e Ben E. King... [Continua su SentireAscoltare]

Al Green
Come Burke, Green è un predicatore, ha di recente iniziato una nuova fase della propria carriera (nel 2003, con I Can’t Stop, su etichetta Blue Note) e ha un album in uscita in questi giorni. Lay It Down... [Continua]

Stevie Wonder
I suoi anni ’80 sono visti generalmente come l’accurata opera di distruzione di un curriculum da sogno costruito nella decade precedente. Si può scatenare il dibattito sulla possibilità che nemmeno Ebony And Ivory e I’ve Just Called To Say I Love You possano scalfire la maestà di Innervision e Talking Book, rimane comunque il fatto che per il seguito dell’anonimo Conversation Peace, uscito nel ’95, l’atteggiamento generale è stato per anni di timore o indifferenza, non certo di attesa fremente...[Continua]

Prince
Malgrado abbia solo 50 anni, cade nel calderone delle leggende che accettano l’esilio nel revival di sé stessi. Il genio di Minneapolis è stato forse l’ultimo vero gigante della black music, andando però a infilarsi in un imbuto dopo il suo trionfo più grande, la sfida a Songs In The Key Of Life vinta con Sign ‘O’ The Times nel 1987... [Continua]

Van Morrison
In Pay The Devil, nel 2006, ha cantato. “Era la mia vita/è diventata la mia storia”. Per essere un genio lunatico, campione del malumore, Van Morrison è diventato molto prevedibile, da quando sembra aver trovato nell’amore per la musica la soluzione ai suoi dilemmi sull’Illuminazione... [Continua]

Video Al Green - Let's Stay Together

lunedì 7 luglio 2008

Soul Believers

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E' finalmente disponibile su SentireAscoltare il mio lungo articolo sul revival della musica nera intitolato Until I Believe In My Soul. Parlo di Mark Ronson, di Amy Winehouse, di Danger Mouse, di Duffy e di tutti quelli che stanno cercando, chi ricopiando i classici nel minimo dettaglio (vedi il video di Sharon Jones in fondo al post), chi attualizzando la ricetta, di dare nuova vita ai suoni classici della Atlantic/Stax/Volt e della Tamla/Motown.
Il pezzo inizia così:

C’è qualcosa che manca nel suono/che mi faceva star bene […] Che cosa è successo al soul? Siamo qui solo per intrattenere/e far finta di soffrire/e se mi vuoi vedere mentre mi diverto/guardami muovere le mani/è una distrazione che uso/per nascondere la mia totale mancanza di soul”. Se Todd Rundgren non si fosse vestito da coniglio per l’orribile copertina di Liars, il suo complesso concept album sulla menzogna, magari molti più ascoltatori sarebbero incappati in Soulbrother, accorata riflessione sulla desolante condizione della black music. La domanda merita un tentativo di risposta: che cosa è successo al soul?

Il paradosso è che apparentemente la musica nera sembra aver trionfato, crisi commerciale dell’hip hop a parte (questo è un lungo discorso che merita una disamina in un’altra sede, vi rimando all’articolo di Giancarlo Turra). Oggi è impossibile immaginare i prodotti più commerciali delle case discografiche – boy and girl band, dive e divi del pop da classifica e da suoneria - svincolati dal suono nero, dall’adesione a quello che negli ultimi anni ha assunto il nome di r’n’b. Persino Madonna, dopo anni in caccia di nomi d’essai come William Orbit e Mirwais, è infine caduta tra le braccia degli onnipresenti Pharrel e Timbaland. Il tutto mentre nei talent show televisivi i giovani concorrenti che pensano d’aver imparato la lezione indugiano in ridicoli melismi a mimare la loro idea di soul. Perché è indubbio che esista una rappresentazione condivisa di questo genere musicale e di tutto ciò che connota. Chiunque ami il vero spirito del soul, e non solo la sua messa in scena, si rende però conto che c’è qualcosa che non va, qualcosa che manca...[Continua su SentireAscoltare]


Video Sharon Jones & The Dap-Kings - 100 Days & 100 Nights


Video Eli "Paperboy" Reed & The True Loves - The Satisfier

Congratulations! + Il numero di Luglio di SentireAscoltare



















Questo è il post numero cento!
Paraponziponzipò!
Mi congratulo con me stesso e, per non esser troppo egocentrico, elargisco complimenti anche alla brava Tiziana che ha passato l'esame per iscriversi all'albo dei giornalisti. Il duplice hurrà divanta più che quadruplice al pensiero di tutte le persone care che trovano fortuna e avventure in giro per il mondo. Nella lista dei partenti e dei partiti, al Pruf, a Luca Lapu e all'amara ragazza della via T, domani s'aggiungerà Vale Corri Corri (cantava Dalla: "Sto andando a Washington/ma cosa vado a fare non lo so"). E' questione di giorni, e presto anche Lauretta prenderà il treno per l'America (sempre Dalla: "Corri e ferma quel treno/fallo tornare indietro", oppure "Ma l'America e lontana/dall'altra parte della Luna", fate voi).
Ciao cari.
Terminata la sortita nel privato, torno a questioni musical-professionali.
E' uscito il numero di Luglio di SentireAscoltare, per il quale ho scritto uno speciale sui Thomas Function e ho recensito il loro disco d'esordio, "Celebration!" (disco fantastico, peccato che nell'intervista - impubblicabile - si siano rivelati dei cialtroni insopportabili), assieme al nuovo album di James Jackson Toth, ex leader dei Wooden Wand.














Video Ghostface Killah - We Celebrate

martedì 1 luglio 2008

The Horror The Horror - Wired Boy Child
















Ho osservato una lumaca strisciare lungo il filo di un rasoio, ed era più interessante di questa roba qui. Ascolto i The Horror The Horror e penso The Strokes The Strokes. Questo disco è talmente invischiato nelle trappole dell’emulazione che ribalta lo schema: per tutta la sua durata si ha l’impressione che il gruppo svedese stia facendo sforzi sovraumani non per somigliare ai propri idoli, quanto per trovare degli espedienti buoni per differenziarsi. Le deviazioni più efficaci sono la lenta Some Napalm Burning, lo strumentale Kamelen (che fa venire in mente i New Order!), e Yes (I’m Coming Out) e It Was Everything Everything! che con la loro beata inconsistenza virano dalle parti di Kooks e Thrills... [Continua su SentireAscoltare]

Video The Horror The Horror - Yes (I'm Coming Out)

lunedì 30 giugno 2008

Musica estiva per giorni vacanzieri: Ex-Otago - The Rhythm Of The Night

http://i64.photobucket.com/albums/h195/smemo/otaghiiiiiiii.jpg

Eccovi la canzone alla quale non riuscivate a sfuggire nell'estate del 1994, diventata improvvisamente indispensabile nell'estate del 2008. In appendice trovate l'altro video dei genovesi Ex-Otago girato da I ragazzi della prateria, tanto per completare le citazioni dalla produzione giovanile dei fratelli Vanzina, e per aiutarvi a risolvere l'annoso dilemma estivo sulla scelta tra mari e monti.

Video Ex-Otago - The Rhythm Of The Night (Corona cover)


Video Ex-Otago - Giorni vacanzieri (Fare Soldi rmx)

domenica 29 giugno 2008

The Detroit Cobras - The Original Recordings - Singles And Unreleased 1995 - 1997
















In questo cd della Munster Records troviamo i tre singoli pubblicati dai Detroit Cobras prima di debuttare sulla lunga distanza (nel ’98, con Mink, Rat or Rabbit) assieme a 9 tracce dello stesso periodo, in una compilation che riprende ed espande Lost And Found, uscita nel 2006 su etichetta Sympathy For The Record Industry. Deve essere una gran bella soddisfazione per dei raffinati archivisti come i Cobras sapere d’avere i propri testi esoterici e vedersi trattati con la cura che di solito le etichette specializzate riservano ai nomi più oscuri e mitologici del garage. Rachel Nagy e suoi sanno che non potranno mai acquisire il fascino e l’originalità dei loro maestri, sono consapevoli d’esser costretti semplicemente a raccontare una storia vecchia, ma lo fanno con grande leggerezza e stile... [Continua su SentireAscoltare]

Video The Detroit Cobras - Cha Cha Twist
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