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mercoledì 22 febbraio 2012

Lou Reed - Rock And Roll - Testi Commentati




















Ta-dan! Esce oggi per Arcana il mio primo libro, Lou Reed - Rock And Roll - Testi commentati.

Clicca qui per leggere in anteprima le prime 40 pagine del libro.

Per festeggiare l'evento, ho aperto anche un Tumblr, chiamato Rock And Roll - Lou Reed.

Tra un rock e un roll, l'Ansa ha scelto il mio debutto come "libro del giorno".

Per tutti voi, questo è il comunicato stampa:

LOU REED. ROCK AND ROLL

Raccontare i testi più importanti di Lou Reed si gnifica ricostruire la storia di uno sguardo. I suoi occhi hanno catturato la fantasmagoria della Factory e il fascino pericoloso dei bassifondi, hanno osato guardare la faccia più spaventosa dell’amore e del desiderio, hanno smascherato la violenza della famiglia e dell’America benpensante, per arrivare poi, ormai carichi di esperienza, a contemplare le ingiustizie sociali e gli impenetrabili misteri della morte. Instancabile narratore, Reed ha raccontato le vite di tantissimi personaggi, reali o verosimili: Teenage Mary, Waldo Jeffers, Miss Rayon, Lady Godiva, Pearly Mae, Lorraine, Waltzing Matilda, Andy Warhol… Entrando nel suo universo incontrerete Candy Darling e Holly Woodlawn, che vi invitano a fare un giro nel lato selvaggio, Harry, che si è fatto a pezzi la faccia per non assomigliare ai suoi genitori, o il piccolo Pedro, che sfogliando un libro di magia sogna di scappare dalla povertà. Avete mai sentito parlare di Caroline, quella ragazza che tutti chiamano Alaska? Naturalmente farete anche la conoscenza dei due protagonisti sempre presenti in queste canzoni. Si tratta della città di New York – maestosa, inesauribile, impossibile da non amare anche mentre sprofonda nell’orrore – e dell’autore stesso, che inserisce in ogni quadro il proprio ritratto, anche a costo di “crescere in pubblico coi pantaloni calati”. Nel songbook di Lou Reed ritroviamo la vita di un artista unico, insieme a un’indagine acuta e profonda dell’animo umano e della società americana. Ma c’è di più. Che si tratti di fiction o di memorie personali, il segreto di una grande opera è saper raccontare anche la storia dei suoi lettori. Queste canzoni sono una continua rivelazione perché dentro ci sono anche le nostre stesse facce, incessantemente smascherate e poste davanti al più spietato degli specchi.


PAOLO BASSOTTI È nato e vive a Roma. Ha collaborato con «Muz» e SentireAscoltare, e attualmente scrive per Gibson.it. Traduttore, conduce il programma La musica segreta su Radio Meridiano 12. L’indirizzo del suo blog è giardinodeileoni.blogspot.com.

Video - Lou Reed & John Cale - Berlin

mercoledì 20 luglio 2011

So Beautiful... il sorprendente ritorno di Paul Simon



















“L'ho amata dalla prima volta che l'ho vista. So che è un vecchio cliché da cantautore […] La luce della sua bellezza era calda come un giorno d'estate. Si radunarono nuvole antilopi. Neanche un indizio della pioggia a venire, nella prateria del cielo”. Muovendosi lieve tra la presenza dell'amore e l'assenza di dio – e viceversa – Paul Simon, nelle parole di Love And Hard Times, scherza pure sui luoghi comuni del costruire canzoni. A Ottobre compirà 70 anni, e si può permettere questo e altro, forte di una storia densa di idee, di musica e di parole patrimonio di tutti, di chi ancora va cercando il cinquantunesimo modo per lasciarsi, e di chi ha sognato il chiaro di luna che illuminava nel dopoguerra i coniugi Magritte (per non parlar del cane). È proprio il caso di chiamarlo maestro: niente cattedre, si pensi piuttosto a quegli insegnanti ad altezza bambino, che con comprensione e consapevolezza cancellano il confine tra gioco e sapere.

So Beautiful Or So What è un disco volutamente...
[CONTINUA]

Paul Simon - Getting Ready For Christmas Day


giovedì 30 dicembre 2010

Un anno di musica










Benvenuti al megapost augurale di fine anno. Si comincia con la classifica dei dischi nuovi che ho ascoltato e apprezzato di più nel 2010. Non si tratta di una classifica che vuole essere oggettiva, ma solo del solito entusiasmo che mi porta a condividere i miei gusti.


Migliori dischi internazionali del 2010


10 Girl Talk – All Day

(Non amo i mash-up, ma quest'album è uno spasso)

09 Posies – Blood Candy

(Come si fa la musica leggera)

08 Nada Surf – If I Had An Hi-fi

(Un album di cover power pop senza pretese, eppure l'ho ascoltato tantissimo)

07 Big Boi – Sir Lucious Left Foot

(Segno che ancora è possibile fare dischi hip hop che esplodono di fantasia. Ma il disco al numero uno dimostra che si possono fare altrettanto bene anche con una fantasia oscura e malata)

06 Robyn – Body Talk

(“Now what, your jaw has dropped. Until the music stop, you know. I still run this thing like a dancehall queen”)

05 Gil Scott-Heron – I'm New Here

(Gil ritorna dopo una vita, con un disco breve, di bellezza e intensità struggenti)

04 Vampire Weekend – Contra

(Una strana ipotesi di rock senza rock per i tempi nuovi. Eppure, tra Paul Simon e Talking Heads, funziona tutto)

03 LCD Soundsystem – This Is Happening

(Ancora Talking Heads, ma anche Bowie, la New York di fine anni '70 è la rottura del confine tra rock e dance)

02 The Divine Comedy – Bang Goes The Knighthood

(L'arte della canzone. "Can you write a silly song? It's harder than you think!")

01 Kanye West – My Beautiful Dark Twisted Fantasy

(“I'm living in the future so the present is my past/My presence is a present, kiss my ass...”)
E gli italiani dove sono? Uff, troppo complicato metterli in gara tra loro. Mi limito a dire che la mia palma di disco italiano dell'anno va a

Sikitikis – Dischi fuori moda

...con menzione d'onore per Virginiana Miller e Honeybird & The Birdies.

Passo poi alla lista dei concerti del 2010 – tutti visti a Roma – che mi hanno fatto tornare a casa soddisfatto, emozionato, incredulo, divertito, carico come una bestia, esausto e felice, e comunque con la voglia matta di vedere ancora tanta musica dal vivo nel 2011.

Migliori concerti del 2010

13 The Fleshtones (Circolo degli artisti)

12 Mistery Jets (Circolo degli artisti)

11 Teatro degli Orrori (Villa Ada)

10 Efterklang (Init)

09 Daniele Silvestri con l'Orchestra di Piazza Vittorio (Capannelle)

08 Sikitikis (Mads)


07 Virginiana Miller (Rising Love)

06 Brunori SAS (Prodezze fuori area)

05 Mark Ronson (Brancaleone)

04 Appino (Prodezze fuori area)

03 Ken Stringfellow & The Disciplines (Init)

02 The Divine Comedy (Circolo degli artisti)

01 Prince (Palalottomatica)

Terza tappa con il consueto angolo “poesia e musica” (seguirà il dibattito): stavolta ho scelto di tradurre una canzone di Natale triste e bella, firmata dal grande John Prine:

Christmas in Prison


(di John Prine, dall'album del 2000 Souvenirs; traduzione di Paolo Bassotti)

Era Natale in prigione

e il cibo era così buono

avevamo tacchino

e pistole intagliate nel legno

E io sogno sempre di lei

anche quando non sogno

ho sempre il suo nome sulla punta della lingua

e il suo sangue nelle mie vene.

Aspetta un poco, eternità,

la vecchia madre natura non può nulla contro di me

vieni a me

corri da me,

vieni da me, adesso

ci culliamo, amore mio

stiamo scorrendo

per l'amor di dio!

Lei mi ricorda una partita a scacchi

con qualcuno che ammiro

o un picnic nella pioggia

dopo un incendio nella prateria.

Il suo cuore è grande

quanto questa dannata prigione

lei è più dolce della saccarina

che vendono dal droghiere.

La luce della torretta nel grande cortile

fa il giro col fucile

e illumina i fiocchi di neve

come polvere al sole

è Natale in prigione

ci sarà musica stasera

e mi sa che mi mancherà casa mia.

Ti amo. Buonanotte.



Questa traduzione l'ho letta nella puntata natalizia del mio programma su Radio Meridiano 12 “La musica segreta”, che come le puntate precedenti potete ascoltare qui quando volete:

http://www.radiomeridiano12.com/index.php?option=com_content&view=article&id=424&Itemid=124

Che il 2011 sia bello e pieno di musica, “vi bacio e vi strabenedico”,

Pao.

domenica 22 agosto 2010

Strade di eroi spezzati – The Suburbs, il nuovo album degli Arcade Fire




















Al terzo disco è tempo di diventare grandi. È una regola non scritta del rock, una regola che si riempe di significati particolari nel caso degli Arcade Fire. Il gruppo del Quebec è di fatto già grande, una delle realtà più consolidate nel mondo del rock alternativo. Un successo arrivato in un lampo, con il primo sorprendente album, Funeral, del 2004. E la grandeur è sempre stata anche la chiave del loro sound: gli Arcade Fire costruiscono il loro suono strato su strato, cercando la complessità negli arrangiamenti e nella costruzione dei brani, anche nei momenti nei quali si propongono in maniera più diretta. Il loro rock è trionfale, pieno, vivo, figlio di maestro Springsteen, che ha ospitato sul palco i due cantanti, Win Butler e Régine Chassagne, della creatività incessante dell'art rock (e qui vengono in mente gli altri due padrini, David Bowie e David Byrne), e anche della big music inglese. Chi l'avrebbe detto che i dominatori dell'indie del nuovo millennio avrebbero evocato a tratti Big Country e Waterboys?

Se in Funeral Butler e i suoi erano stati la voce dei sogni e degli incubi del vicinato (indimenticabili i tre capitoli sottotitolati Neighborhood), con il successivo Neon Bible (2007)...
[Clicca qui per continuare a leggere l'articolo di Paolo Bassotti su Gibson.com]
Video - Arcade Fire - Rococo

lunedì 19 aprile 2010

Bill Callahan - Eid Ma Clack Shaw















C'è Bill Callahan, un tempo noto come Smog, tra parentesi, che amava una graziosa ragazza chiamata Johanna (una che era capace di incidere un album triplo con due ore d'arpa, e di farsi comunque dare retta).
Bill non riesce a dimenticare Johanna, nemmeno mentre dorme, perché i ricordi belli sono un problema.
Allora tanto vale sognare la canzone perfetta, e svegliarsi di notte per appuntarsela e rileggerla al mattino. Come successe a quello sceneggiatore americano, che ogni notte sognava il film migliore del mondo, senza poi riuscire a ricordarlo, e quando finalmente riuscì a scribacchiare qualcosa nel dormiveglia, il giorno dopo vide che sul taccuino aveva scritto solo "boy meets girl."
Per l'appunto.

Circa un anno fa in questo articolo parlavo di Sometimes I Wish We Were An Eagle, il più recente album di studio di Callahan. In questi giorni esce il suo primo live, Rough Travel For A Rare Thing, registrato prima dell'uscita di quel grandissimo disco. Per l'occasione ho scelto il mio brano preferito di quel lavoro per la rubrica dedicata alle traduzioni che tengo su Radio Meridiano 12 (97.5 a Roma) ogni venerdì pomeriggio alle 17.20 circa, a Su di giri con Ivano Salomone.

Eid Ma Clack Shaw

(Testo di Bill Callahan, traduzione di Paolo Bassotti)

...facendomi strada nel dolore...


La scorsa notte giuro d'aver sentito il tuo tocco

gentile e caldo

m'è venuta la pelle d'oca

Come? Come? Come?


Mostrami il modo, mostrami il modo, mostrami il modo

di liberarmi di un ricordo.

Buttai indietro la mia criniera, scossi il mio dorso, indietreggiai e saltai

ma non riuscii a disarcionare il mio cavaliere.

Tutti questi bei ricordi mi stanno fottendo.


Sognai che fosse un sogno che te ne eri andata

e mi destai sentendomi truffato dalla realtà.

L'amore è il re delle bestie

quando ha fame deve uccidere per mangiare.

L'amore è il re delle bestie

un leone che cammina in città.

Mi riaddormentai poco dopo

e sognai la canzone perfetta

che porgeva tutte le risposte, come mani aperte.


Mi svegliai a metà e me l'appuntai

e al mattino lessi che cosa avevo scritto

era difficile leggere al principio, ma questo è quel che diceva:

Eid ma clack shaw
Zupoven del ba
Mertepy ven seinur
Cofally ragdah

Mostrami il modo, mostrami il modo, mostrami il modo

di liberarmi di un ricordo.

Video - Bill Callahan - Eid Ma Clack Shaw

giovedì 1 aprile 2010

Tutti i sogni che abbiamo fatto - Mastermind dei Divine Comedy




















Ogni alunno della classe ti darà la stessa risposta

ogni bocca urlerà il messaggio all'unisono con le altre

ogni ragazza piange come un salice

ogni ragazzo si strugge sul proprio cuscino

ogni lacrima scompare al mattino nel sole

non c'è bisogno di una canzone indie per capire che succede.


Dimmi che sono normale, dimmi che sono sano

e dimmi che anche tu ti senti così

tutti i sogni che abbiamo fatto ti proveranno che non siamo pazzi


Ogni naso è un aspirapolvere nell'amabile scena londinese

ogni occhio mi mostra il segno del dollaro

ogni lingua scodinzolerà, se lo vuoi,

ogni polmone ha la sua ombra

ogni cuore cede sulle cuciture

non serve un genio per leggere tra le lunghe righe bianche.


Abbiamo tutti bisogno di sicurezza

nella gara di resistenza della vita

come di una bella tazza di the, o di una sigaretta

ma non appoggiarti troppo alle tue stampelle

o finirai in balia di chi vede la libertà d'espressione come una minaccia.

Non hai bisogno di una laurea in legge per liberare la tua mente e il tuo spirito.

Perciò dimmi che cosa diavolo è normale, e chi diavolo è sano

e a chi diavolo importa?

Tutti i sogni che abbiamo fatto proveranno che siamo tutti pazzi

e va bene così.

(Canzone dei Divine Comedy, dall'album del 2001 Regeneration. Traduzione di Paolo Bassotti)

Video - The Divine Comedy - Mastermind

mercoledì 31 marzo 2010

Neil Young - Il blues dello sgabello da bar





















Ah, se solo potessi

indugiare su un singolo pensiero

abbastanza per sapere

perché la mia mente si muove tanto svelta

mentre la conversazione è lenta

e bruciare tutta la nebbia

per fare strada al sole nella neve!

Fammi vedere il tuo viso,

prima che io me ne vada.


Ti ho vista in qualche film

e in quelle riviste, di notte

t'ho vista sullo sgabello

mentre stringevi forte quel bicchiere

t'ho vista nei miei incubi

ma ti rivedrò nei miei sogni

e potrei vivere mille anni

prima di sapere che significa.


C'era una volta un amico mio

che morì di mille morti

la sua vita era piena di parassiti

e infinite e pigre minacce

Credette a una donna

e puntò su di lei.

C'era una volta un amico mio

che morì di mille morti.

[Barstool Blues - Dall'album Zuma (1975)- Testo di Neil Young, traduzione di Paolo Bassotti]

Video - Neil Young - Barstool Blues

sabato 20 marzo 2010

The Way Young Lovers Do




















The Way Young Lovers Do

Passeggiammo nei campi infradiciati
ritornando al medesimo sentiero
lì dentro al sole della dolce estate
come i giovani amanti sanno fare

Io ti baciai di nuovo sulle labbra
dopo ci salutammo, io e te
solo in adorazione della notte
perché è il momento giusto per sentirsi
come i giovani amanti sanno stare

E ci sedemmo sulla nostra stella
per sognar noi: di come noi eravamo
e poi di come noi saremmo stati
Di quel che eri per me ed io per te

Danzammo tutto il resto della notte,
rivolti l'uno verso l'altra infine
dicendoci “Ti amo, io ti amo”
come i giovani amanti sanno dire.

[Testo di Van Morrison, traduzione di Paolo Bassotti, Canzone tratta dall'album Astral Weeks, 1969]

Video - Jeff Buckley - The Way Young Lovers Do

mercoledì 1 luglio 2009

Nell'aeroplano sul mare

http://www.phawker.com/wp-content/uploads/2009/01/neutralmilkhotel.jpg

(In The Aeroplane Over The Sea, dall album omonimo dei Neutral Milk Hotel del 1997. Testo di Jeff Magnum. Traduzione di Paolo Bassotti, dedicata al ragazzo che si tagliò due barbe e alla fuggitiva della città superba)

Che bel volto
ho trovato in questo posto
che ruota attorno al sole
Che bel sogno
che può apparire sullo schermo
e andarsene via da me in un batter d’occhio
Soffice e dolce
Lascia che io lo stringa forte e lo trattenga

E un giorno moriremo
e le nostre ceneri voleranno
dall’ aeroplano sul mare
Ma per ora siamo giovani
sdraiamoci al sole
e contiamo ogni cosa bella che riusciamo a vedere
Amo stare
tra le braccia di tutto ciò che tengo qui con me

Che vita curiosa
abbiamo trovato qui stanotte
c’è musica che risuona dalla strada
luci nelle nubi
il fantasma di Anna è ovunque qui intorno
sento la sua voce mentre viaggia e risuona dentro di me
È tenero e dolce
come tutte le note si pieghino e arrivino più in alto degli alberi

E ora, come ti ricordo
come volevo spingere le mie dita nella tua bocca
per far muovere quei muscoli
che ti rendevano la voce dolce e calma
E ora andiamo avanti, non sappiamo dove
Tutti i segreti dormono nei vestiti invernali
con qualcuno che hai amato tanto tempo fa
e che non sa neanche più il suo nome

Che bel volto
ho trovato in questo posto
che ruota attorno al sole
e quando ci incontreremo su una nuvola
riderò forte
riderò con ognuno che vedrò
Non riesco a credere
quanto sia strano anche solo esistere


Video - Neutral Milk Hotel - In The Aeroplane Over The Sea

martedì 30 giugno 2009

Come nasce una chitarra Gibson

Gibson USA - Brad Brown

Gibson USA. Sembra il nome di una città. È giusto così, perché, proprio come il centro di una città, il principale stabilimento della Gibson ha la sua storia e il suo caratteristico fermento. Le gigantesche frese controllate dal computer, le seghe a nastro manovrate a mano, le levigatrici, i dischi lucidanti, i clacson dei muletti, le sibilanti pistole a spruzzo, il ronzio delle macchine per avvolgere i pick up: tutto evoca, in una versione più delicata, l’atmosfera dell’ora di punta a Manhattan.

Ma le Gibson, naturalmente, sono fatte a Nashville, Tennessee, ed è eseguito a mano quasi tutto il lavoro per costruire ogni settimana circa 2500 esemplari di Les Paul, Flying V, Explorer, SG, Firebird e altri modelli.

Persino i processi automatizzati – come ricavare i body delle chitarre da blocchi di legno – sono parte di un’organizzazione solenne come un balletto, che coinvolge circa 500 lavoratori, dediti a far sì che la produzione delle chitarre fili liscia.

Gibson USA si trova presso una dolce curva dietro la Massman Drive di Nashville. È un complesso enorme, se paragonato al piccolo negozio che Orville Gibson aprì a Kalamazoo, Michigan, nel 1894, o anche rispetto all’intera fabbrica che sorse lì in seguito.

Il complesso USA occupa due edifici – la segheria e la fabbrica/magazzino. C’è anche un grande capanno esterno per lo stoccaggio del legno. Accanto c’è il centro di distribuzione per gli strumenti Epiphone.

[Continua a leggere Come nasce una chitarra Gibson su Gibson.com]

Video - Les Paul & Mary Ford - World Is Waiting For The Sunrise



domenica 21 giugno 2009

Canzone del mare



















Sei diversa ogni volta che arrivi
dalle spumose creste salmastre
la tua pelle che riluce dolcemente alla Luna
Parte pesce, parte focena, parte piccolo di capodoglio
Sono tuo? Sei mia perché possa giocare con te?
Scherzi a parte – da ubriaca sei incredibile
Da ubriaca
Mi piaci soprattutto a tarda notte
Sei a posto
Ma non capisco l’altra te
al mattino
quando è ora di giocare
a essere umani per un po’
Sorridi, ti prego!
Sarai diversa in primavera
Lo so
Sei un animale che segue le stagioni
Come la stella marina
che naufraga nella marea
così il tuo sangue
scorre incontro alla prossima Luna piena
La tua pazzia si addice alla mia
La tua luna si addice alla mia
alla mia soltanto
Non siamo soli

Video - Robert Wyatt - Sea Song

martedì 31 marzo 2009

Inno

http://images.uulyrics.com/cover/l/leonard-cohen/album-the-future.jpg

Gli uccelli cantarono
di primo mattino
Ricomincia
Li sentii dire
Non soffermarti su ciò
che è passato
o su ciò che ancora non è
Nuove guerre
saranno combattute
la sacra colomba
sarà di nuovo vinta
comprata e venduta
e ricomprata
Mai libera.

Suona le campane
che ancora possono suonare!
Scordati
la tua offerta impeccabile!
C’è una crepa
una crepa in ogni cosa
ecco come entra la luce.

Chiedemmo dei segni
ci furono inviati:
la nascita tradita
il matrimonio esausto
la vedovanza
d’ogni governo
Segni visibili.

Non posso correre più
con la folla sregolata
mentre gli assassini
ai piani alti
urlano le loro preghiere
Hanno evocato
nubi di tempesta
Mi sentiranno, eccome!

Puoi sommare le parti
non avrai il totale
Puoi iniziare a marciare
non c’è il tamburo
Ogni animo
ogni animo
arriverà all’amore
ma soltanto
come un profugo.

Suona le campane
che ancora possono suonare!
Scordati
la tua offerta impeccabile!
C’è una crepa
una crepa in ogni cosa
ecco come entra la luce.

(Anthem, di Leonard Cohen dall'album The Future del 1992 - traduzione di Paolo Bassotti)

mercoledì 15 ottobre 2008

Okkervil River - The Stand Ins

http://cdn.stereogum.com/img/okkervil_river-the_stand_ins.jpg


A un anno di distanza da The Stage Names arriva la seconda parte di un progetto originariamente pensato come un doppio album.
Al centro delle riflessioni di Will Shelf pare imporsi definitivamente un tema che da sempre gli è caro: i retroscena e i paradossi dello show businnes e della musica leggera.
La sua abilità con i testi è come al solito straordinaria. “Cantate con dolcezza e dichiarate in fretta, le parole che lui ha calcolato per farti cantare in coro (con lo stereo acceso, mentre sei in calzoncini sul prato) vengono completamente fatte proprie da una coppia che ha appena consumato il primo amore all’alba”. È l’ipotesi di Pop Lie: se il cantante mente, chi si innamorerà della canzone e la canterà con lui, sarà altrettanto bugiardo? A chi si può credere? In Singer Songwriter c’è un fiume di veleno, degno del Dylan più spietato, destinato a chissà quale ipocrita cantautore di buona famiglia e dai consumi impeccabili (Kinks, Poe e Chanel): “Tu hai buon gusto. Che spreco che tu non abbia nient’altro”.

Con questo disco gli Okkervil River salutano Jonathan Meiburg, che lascia la band per dedicarsi a tempo pieno agli Shearwater. Echi dell’evento risuonano nel brano d’apertura, Lost Coastlines, un duetto tra il leader e l’amico partente, un pezzo sulle difficoltà e il senso di smarrimento della vita in tour.

Starry Stairs è, insieme alla copertina, il collegamento più palese con l’album precedente, in quanto come Savannah Smiles parla di Shannon Wisley, la pornostar morta suicida dopo essere rimasta sfigurata (“Hanno chiesto il sangue. Di cosa pensino sia fatta questa donna?”).

In chiusura di The Stand Ins incontriamo un’altra stella caduta, l’aspirante divo del glam Jobriath, immortalato in un momento di assurda speranza prima dell’inevitabile fine, in Bruce Wayne Cambell Interviewed On The Roof Of The Chelsea Hotel, 1979.

L’ossessione di Shelf con la cultura pop è benvenuta in quanto gli dà la chiave per esplorare al meglio i sentimenti e le debolezze umane. Persino un brano intitolato Calling And Not Calling My Ex è dominato dalla presenza dei media: “In Tv sembri uguale a quando eri mia […] Falli voltare a guardarti, mandali al tappeto, spezza i loro cuori”.

A livello di testi c’è dunque abbastanza per fare di The Stand Ins uno dei dischi dell’anno, ma, musicalmente, dietro agli arrangiamenti sempre perfetti, troviamo purtroppo segni di stanchezza, soluzioni ripetitive, come se talvolta le canzoni cedessero sotto il peso delle parole. Occorrono davvero molti ascolti per riuscire a farsi entrare i brani sotto la pelle, ed è difficile apprezzare pienamente l’album senza tenere sempre il booklet sottomano. Ma la sicurezza con la quale si muovono gli Okkervil River lascia pensare che per il prossimo futuro hanno già pronti nuovi scenari per le proprie canzoni tanto ambiziose quanto generose. (7,4/10)


Questo mio articolo è tratto dal Pdf gratuito con le recensioni di SentireAscoltare di Settembre.


Mp3 - Okkervil River - Lost Coastlines

Video Okkervil River - Lost Coastlines

lunedì 15 settembre 2008

21 e 17 - Due nuove poesie di Bob Dylan sul New Yorker












Sul prossimo numero del New Yorker ci saranno due nuove poesie di Bob Dylan.
Sì, proprio quel Bob Dylan.
L'autore di Tarantula.
Si intitolano 21 e 17.
21 è composta da 23 parole e da una gran quantità di
spazi
vuoti.
17 in italiano suona più o meno così:

17

di Bob Dylan

dopo essermi schiantato con la macchina sportiva
contro il lampadario
sono corso a una cabina
ho chiamato mia moglie. non era in casa.
panico. ho chiamato il mio migliore amico
ma la linea era occupata
quindi sono andato a una festa ma non ho trovato una sedia
qualcuno mi si è pulito i piedi addosso
perciò ho deciso di andarmene
mi sentivo uno schifo. la mia bocca era disgustata
le braccia mi si infilzavano nel collo
il mio stomaco era pieno e gonfio
i cani mi leccavano la faccia
la gente mi fissava e diceva
"che hai che non va?"
passando avanti a un paio di miei amici di successo
ho smesso di parlare.
sapevano che mi sentivo male
e mi hanno dato qualche pillola
sono andato a casa e ho cominciato a scrivere
un biglietto per il suicidio
è stato allora che ho visto
la folla che arrivava
dalla strada
davvero non ho niente
contro
marlon brando
(Traduzione di Paolo Bassotti)

Se questo nuovo componimento vi ha fatto sorgere qualche dubbio sull'abilità di Dylan come poeta, provate a rifarvi la bocca col video seguente, uno dei testi più belli, più "poetici", della storia della canzone: "Il mio amore parla come il silenzio/senza ideali o violenza/non deve dire d'esser fedele/eppure è vera/come il ghiaccio, come il fuoco..."

Video Bob Dylan - Love Minus Zero/No Limit

giovedì 22 maggio 2008

Parole mute - Myopic Books













Me ne sono andato dalla mia stanza

Di sera

Stava gelando

Il marciapiede brillava

Ma era ok

Non ero solo

Non ero un nessuno

Speravo solo

In una libreria

Come quella che avevo desiderato

Con la musica di sottofondo

Dei Dinosaur jr

E la gente che ci lavora

Super magra

E super scortese

Mi avrebbe reso felice


Quel che davvero mi uccide

È che sono solo soltanto

Quando ti parlo

Devo avertelo detto

Non so trattare

Il tuo dolore infinito

Tutto ciò che ti chiedevo

È un domani qualsiasi

Ah ma è ok

Troverò una libreria

E comprerò Saul Bellow

E un libro sulle vecchie rovine

Per mia madre

Non l’hai mai incontrata

Le piacevano i Manhattan

Sanno di collutorio

Lei sapeva come

Essere sola

Tutta sola


Forse il peggio è passato


Me ne sono andato dalla mia stanza

Di sera

Il sole era appena tramontato

Ma il cielo ancora brillava

E nemmeno le stelle

In paradiso

Potevano spargere le proprie ceneri

Sul blu ancora ardente

Su questa brutta città

E ciò mi rende felice

(Myopic Books - American Music Club, da "Love Songs For Patriots" 2004- Testo di Mark Eitzel, traduzione mia)
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