Visualizzazione post con etichetta bruce springsteen. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bruce springsteen. Mostra tutti i post

lunedì 12 marzo 2012

Forza e coraggio – Wrecking Ball, il nuovo album di Bruce Springsteen














A tre anni di distanza da Working On A Dream, Bruce Springsteen sembra dirci che l'America non ha più un sogno da costruire. In Wrecking Ball fotografa un momento tetro: la luce che si era accesa con l'elezione di Obama si è ormai fatta fioca. Non è più solo la classe operaia a sentirsi abbandonata, anche tutti i lavoratori in giacca e cravatta devono fare i conti con la crisi, originata da una classe dirigente sempre più distante e famelica. “Non sentirai alcun suono quando il tuo mondo precipiterà. Tutti quegli avvoltoi pensano che sia divertente”, canta Bruce in Easy Money, e insiste sullo stesso tasto in quasi tutte le canzoni, da Jack Of All Trades (“Il banchiere ingrassa, il lavoratore deperisce, è già successo e succederà ancora, puoi scommetterci la vita”) a This Depression (“In genere sono stato forte, ma non mi sono mai sentito così debole”).

Sogni e speranze trovano posto solo in...

[CONTINUA]

We Take Care Of Our Own

sabato 5 febbraio 2011

Bruce Springsteen e The Promise – Ritorno ai margini della città




















La realizzazione di Born To Run (1975) per Bruce Springsteen fu una vera impresa. Una lotta interminabile contro le aspettative che lo schiacciavano e un'ambizione che lo soffocava, contro i risultati commerciali insoddisfacenti dei due album precedenti, contro un'idea di suono tanto ben definita nella propria testa quanto difficile da afferrare. La fatica venne ripagata, e Born To Run divenne immediatamente un classico, con le copertine di Time e Newsweek pronte a mostrare all'America che il futuro del rock'n'roll era finalmente presente. Chissà che cos'ha pensato Bruce, quando si è reso conto che il disco successivo, Darkness On The Edge Of Town (1978), sarebbe stato ancora più difficile?

The Promise è il doppio album che raccoglie una ventina di canzoni registrate e poi scartate nel processo che portò a Darkness, parte di un'operazione discografica che...

[Continua]

Video - Bruce Springsteen - The Promise

domenica 22 agosto 2010

Strade di eroi spezzati – The Suburbs, il nuovo album degli Arcade Fire




















Al terzo disco è tempo di diventare grandi. È una regola non scritta del rock, una regola che si riempe di significati particolari nel caso degli Arcade Fire. Il gruppo del Quebec è di fatto già grande, una delle realtà più consolidate nel mondo del rock alternativo. Un successo arrivato in un lampo, con il primo sorprendente album, Funeral, del 2004. E la grandeur è sempre stata anche la chiave del loro sound: gli Arcade Fire costruiscono il loro suono strato su strato, cercando la complessità negli arrangiamenti e nella costruzione dei brani, anche nei momenti nei quali si propongono in maniera più diretta. Il loro rock è trionfale, pieno, vivo, figlio di maestro Springsteen, che ha ospitato sul palco i due cantanti, Win Butler e Régine Chassagne, della creatività incessante dell'art rock (e qui vengono in mente gli altri due padrini, David Bowie e David Byrne), e anche della big music inglese. Chi l'avrebbe detto che i dominatori dell'indie del nuovo millennio avrebbero evocato a tratti Big Country e Waterboys?

Se in Funeral Butler e i suoi erano stati la voce dei sogni e degli incubi del vicinato (indimenticabili i tre capitoli sottotitolati Neighborhood), con il successivo Neon Bible (2007)...
[Clicca qui per continuare a leggere l'articolo di Paolo Bassotti su Gibson.com]
Video - Arcade Fire - Rococo

sabato 25 luglio 2009

La costruzione del sogno – Il ritorno in Italia di Bruce Springsteen & The E Street Band

http://www.gibson.com/Files/aaInternationalImages/bruce1.jpg

In questo Luglio di grande musica dal vivo, Bruce Springsteen & The E Street Band sono tornati in Italia per tre date del tour di Working On A Dream: il 19 a Roma, il 21 a Torino e il 23 a Udine.

Abbiamo assistito al concerto nella capitale, ennesima dimostrazione di classe e forza da parte di uno dei più grandi gruppi live della storia del rock.

“Stasera costruiamo una casa di musica, spirito e rumore.” Bruce Springsteen s’è fatto tradurre un discorsetto in italiano, per dare un motivo in più per urlare – come se ce ne fosse bisogno – ai quarantamila dello Stadio Olimpico di Roma. La sua pronuncia è stentata (facile immaginare la sua anziana e vispa mamma, Adele Zirilli, che scuote il capo dietro le quinte), ma la frase racchiude bene in poche parole il senso profondo di quel che succede a un concerto di Bruce con la E Street Band. Succede di scoprire che la musica rock può essere ancora condivisione, esperienza al contempo collettiva e individuale, nella quale i contenuti, l’introspezione, la poesia, sono un tutt’uno col divertimento e con l’entusiasmo scatenato. Il rock’n’roll torna a vivere, ancora una volta, dannata bestia che s’ostina a non morire, a non soccombere alle mode, al mercato, alla chiacchiera. Certo ci vogliono la musica e il rumore giusti. La E Street Band da anni erige il muro del suono più solido e affidabile che si possa immaginare: se la leggenda vuole che la Muraglia Cinese si veda dalla Luna, allora l’intro di Badlands, che apre il concerto, deve essere visibile pure da Marte. È l’istantanea evocazione di un mondo intero, solcato da strade al termine delle quali – se mai ci fosse la fine – è inevitabile un traguardo che prende la forma dei propri sogni. Un sogno unico per ogni ascoltatore, e al tempo stesso, almeno per una sera di musica, un unico sogno per tutti (il “dream of life” di The Rising, il “runaway American dream” di Born To Run).

Sul palco la E Street Band è finalmente libera dalla produzione di Brendan O’Brien, che su Magic (2007) e Working On A Dream (2009) è quasi riuscito nell’assurdo intento di farla sembrare un gruppo qualsiasi. Verrebbe da dire che ci troviamo di fronte alla solita E Street Band, se non fosse che manca il tastierista Denny Federici, scomparso nell’Aprile del 2008 (al suo posto c’è Charlie Giordano, uno con il giusto curriculum, arruolato ai tempi delle Seeger Sessions). Gli altri sono però presenti all’appello, in forma splendida, malgrado gli anni passino. C’è la sezione ritmica, col basso di Gerry Tallent e la batteria di Max Weinberg, rientrato dopo la breve supplenza di suo figlio Jay, c’è il piano di Roy Bittan. Clarence Clemons è vestito come il wrestler The Undertaker (probabilmente hanno anche la stessa taglia): la stazza gli impone di stare spesso seduto, ma quando è chiamato in causa, lascia scorrere le dita con lo smalto d’oro sul suo sax, e ricrea la consueta magia dolce e brutale. Ai due lati di Bruce, troviamo le sue guardie del corpo con la chitarra, Nils Lofgren, protagonista di Prove It All Night grazie a uno straordinario assolo, e Little Steven, sempre più simile al fratello pirata di Ernest Borgnine, eppure irresistibile, insostituibile spalla del capo.

[Clicca qui per continuare a leggere l'articolo di Paolo Bassotti su Gibson.com]

Video - Bruce Springsteen & The E Street Band - Badlands


lunedì 21 aprile 2008

Jesse Malin - On Your Sleeve
















Su SentireAscoltare c'è la mia recensione di "On Your Sleeve", l'album di cover da poco pubblicato da Jesse Malin.
Visto che l'album non è certo un capolavoro, alla fine vi posto un video di Jesse alle prese con una delle sue canzoni migliori, Wendy (brano che non a caso prende il nome dalla protagonista di Born To Run) per l'occasione affiancato dal suo mentore. Il pezzo inizia così:

Jesse Malin – On Your Sleeve (One Little Indian, aprile 2008)

di Paolo Bassotti

Quali sono gli errori più grandi che possa commettere un rocker dotato di cuore e carisma, ma che sconta da sempre il difetto di non avere abbastanza personalità?

Il primo è circondarsi di persone con più talento, sbaglio che Jesse Malin ha già compiuto nel suo recente album di inediti, Glitter In The Gutter, nel quale si faceva accompagnare da Jakob Dylan, dall’amico di sempre Ryan Adams e perfino dal nume tutelare Bruce Springsteen.

Il secondo errore è realizzare un disco di cover, come se le influenze non fossero già palesi in ogni dettaglio del proprio songbook, segnato dall’ossessivo ritorno a miti e schemi già visti e già vissuti.



Va da sè che il tutto va avanti così.

Video Jesse Malin con Bruce Springsteen & The Max Wienberg 7 - Wendy

venerdì 18 aprile 2008

R.I.P. Danny "Phantom" Federici (1950 - 2008) - Addio al tastierista della E Street Band
















Video Bruce Springsteen & The E Street Band - Thunder Road


Video Bruce Springsteen con Danny Federici alla fisarmonica - Dancing in the Dark
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...