Sono ben pochi gli artisti che possono vantare discografie impeccabili: la storia del rock è piena di LP da evitare, usciti per una svista (leggi: l'artista era momentaneamente impazzito) o per altri motivi particolari (leggi: la casa discografica voleva fare soldi). Alcuni album imbarazzanti hanno finito così per essere ignorati dalle ristampe a venire, in un tentativo di cancellarli dal passato, come se non fossero mai esistiti. In questo articolo parliamo dei cinque casi più eclatanti. Cominciamo con un disco dal vivo tanto sbagliato da non contenere nemmeno una canzone...
Elvis Presley – Having Fun With Elvis On Stage (1974) Il Colonnello Parker voleva pubblicare un disco di Elvis da vendere ai concerti, trovando però il modo di non pagare un soldo alla RCA, e così stampò con la sua etichetta Box Car questa agghiacciante raccolta di chiacchiere di Elvis, registrate sul palco tra una canzone e l'altra. C'è qualche battuta, qualche dialogo con la band o con il pubblico, e un mare di “well...”, ma purtroppo non c'è niente di vagamente interessante o divertente. Per completare il disastro, alla fine...
Oh, hear this Robert Zimmerman I wrote a song for you about a strange young man called Dylan with a voice like sand and glue (David Bowie)
Il 24 Maggio per Bob Dylan ci sarà una torta con settanta candeline. Settanta anni: i primi venti passati a innamorarsi della musica americana e a progettare la fuga dal Minnesota e dal proprio nome; gli altri cinquanta in viaggio dentro a quella musica. No direction home, senza ritorno, partendo da un biglietto per New York e Woody Guthrie, fino ai palchi infiniti del Never Ending Tour. E tra poco... [CONTINUA]
Gli Stooges sono ancora una volta sul palco, con la nuova formazione, per un tour che toccherà anche l'Italia, con la data del 16 Luglio alla Fiera della musica di Azzano Decimo, in provincia di Pordenone. James Williamson ha interrotto il suo lungo ritiro dalle scene, per sostituire alla chitarra il compianto Ron Asheton, scomparso all'inizio del 2009, proprio come l'aveva sostituito per la realizzazione di Raw Power (il grande Ron non prese bene il suo spostamento al basso, ma si adeguò). Il resto della band prevede il batterista storico Scott Asheton, Mike Watt (ex Minuteman e fIREHOSE) al basso, Steve MacKay al sax, e ovviamente l'invincibile Iggy Pop alla voce, per una delle reunion più sorprendenti e riuscite di questi anni. Onorati di recente con l'ingresso nella Rock And Roll Hall Of Fame di Cleveland – una formalità dovuta, per un gruppo che è sinonimo di rock and roll – gli Stooges in questi giorni si godono l'ennesima ristampa di Raw Power, il disco con Williamson alla chitarra, riproposto dalla Columbia in versione...
Registrare un album di cover è una sfida difficile. Negli ultimi anni di rifacimenti se ne sono sentiti tanti, in gran parte inutili, perché poco ispirati, sbiadite fotocopie, oppure noiosi tentativi di dissacrare l'originale, magari cambiandogli contesto musicale. Peter Gabriel si accosta all'operazione trasportando i brani scelti nell'angolo più nascosto del suo mondo di artista, spogliandoli da ogni contenuto rock, per donare loro solennità e intimo raccoglimento. Scratch My Back è stato accolto da molti come l'omaggio di Gabriel all''indie rock. In realtà non ci sono solo i nomi alternativi (Bon Iver, Arcade Fire, Elbow) che tanta curiosità avevano suscitato all'annuncio della tracklist, ma anche pezzi storici di artisti leggendari, come David Bowie e Neil Young. Un po' come di recente ha fatto Patti Smith nell'accoppiata Twelve/Two More (2007), spaziando dai Nirvana ai Decemberists.
Il disco di Gabriel è legato al curioso progetto I'll Scratch You Back: tutti gli artisti omaggiati dall'ex Genesis ricambieranno il favore, eseguendo una delle sue canzoni, per una serie di cover che andranno a comporre un nuovo album.
Analizziamo Scratch My Back traccia per traccia, per cercare di dare un'idea del risultato finale.
01 “Heroes” (David Bowie)
Gabriel apre con il brano più popolare, chiarendo subito che cosa ha cercato facendosi produrre da Bob Ezrin (quello di Berlin e The Wall) e affidando il missaggio e il ruolo di ingegnere del suono a Tchad Blake. “Heroes” è infatti portata ad anni luce di distanza dalla chitarra di Fripp e dal muro di rumore regalato all'originale da Eno e Visconti. L'incontro tra tastiere e archi – arrangiati da John Metcalfe, vero e proprio coprotagonista dell'album – accompagna la voce di Gabriel in un crescendo che torna poi a quietarsi nel finale. Un espediente che verrà usato spesso anche nel resto del disco.
Baci e carezze che che s'accompagnano a pugni. Ore che passano e tolgono fiori al giardino di Nina (ogni ora un fior). Il giro del mondo in ventisette ore. L'esperto di pronunzia Gianni Pronunzia. L'angolo della stupidera. Il mistero della famiglia che abbassa le tapparelle repentinamente. Quanta carne al fuoco! Praticamente un barbecue. Ma grosso, eh. Molto grosso. In cabina con me, per la diciottesima puntata de "Il giardino dei leoni - La musica e le parole", ho ritrovato il buon Luca, prossimo alla sospirata partenza per Lapu Lapu, e la sorprendente Laura, ormai immune al mio terrorismo psicologico e libera di dare spazio alle sue quindici personalità, tutte riconducibili alla categoria di "femminone esagerato". Il risultato è imperdibile. Dunque non perdetelo! Andate sulla pagina dei podcast di Fusoradio e cercate Captain Soul tra i Wj, per poi optare per quella del 30 Maggio 2008. Questa è la lista dei fantastici brani che ho trasmesso:
01 - Space - Female Of The Species 02 - Martha Wainwright - See Emily Play 03 - Carolyn Crawford - Good And Plenty 04 - T-Rex - Children Of The Revolution 05 - David Bowie - Fashion 06 - Florence And The Machine - Kiss With A Fist 07 - Duran Duran - I Don't Want Your Love (Shep Pettibone 7" Mix) 08 - Pigeon Detectives - The Power Of Love 09 - Frank Zappa And The Mothers - Camarillo Brillo
Buon ascolto, ci ritroviamo venerdì 6 Giugno (sempre alle 22.00), per quella che potrebbe essere l'ultima puntata della stagione.
Ieri sera la puntata de "Il giardino dei leoni - La musica e le parole" che doveva andare in onda dalle 22.00 alle 23.00 su Fusoradio è saltata a causa di un puntuale blackout che ci ha lasciato senza elettricità dalle 21.50 alle 22.40! Grazie a Francesca, Fabiana e Lorenzo, che avrei dovuto ospitare in trasmissione, e a Ortensia e Valentina, che hanno comunque fatto gli onori di casa al Fusolab, condividendo con noi un'attesa speranzosa segnata da deliranti discorsi sui sonetti monovocalici del Varaldo e sulle prodigiose qualità di "Skipper cresce da sè" (lodi e lodi a chi se la ricorda e a chi provvederà a mandarci una foto di tale leggendario personaggio). "Il giardino dei leoni" torna, elettricità permettendo, venerdì 28 Marzo, dalle 22.00 alle 23.00.
Ecco il duetto che mette in riga tutti i duetti. Il medley che annichilisce ogni altro medley. La pettinatura che insegna l'umiltà agli ziqqurat. David Bowie alla conquista dell'America, a poco più di due anni di distanza dalla morte di Ziggy Stardust, viene ospitato nel programma tv di Cher. Quello che segue è un momento di pura pop art, qualunque sia il significato che attribuite al termine. Da Young Americans a Blue Moon, da Ain't No Sunshine a Doo Doo Ron Ron, da Wedding Bell Blues (Laura Nyro!) a Only You. Per chiudere ancora con Young Americans. Incredibile.
Ben Garrett viene da Londra. Si fa chiamare frYars, con un atroce miscuglio di maiuscole e minuscole sulla linea di dEUS e fIREHOSE. Suonando da solo tutto quello che gli capita, fa musica pop. Non da molto tempo, visto che ha solo diciott'anni (il suo primo concerto come frYars risale a un paio di mesi fa). Si dimostra però abbastanza grande da sapere già che può esistere una via tutta inglese di emulare le sublimi invenzioni dei Magnetic Fields. Una via che diviene più facile da percorrere una volta scelti come guide gli spiriti illuminati di David Bowie e dei Pulp. Ben Garrett sa già mettere nella stessa canzone, The Ides, versi come "dovevi morire quella notte/sei stata fortunata che non sono un assassino nato" e "in fondo alla mia mente/posso ancora vedere i tuoi occhi", rendendosi conto che non sono affatto incongruenti. Ha anche scritto un brano, splendido, intitolato Madeline, che molti hanno erroneamente considerato come un commento alla storia della bambina scomparsa che da mesi riempe le pagine dei peggiori quotidiani inglesi. Certamente parole quali "una scritta di vernice rossa/dice che mia figlia è morta" possono far sorgere dei dubbi, ma lo stesso Garrett conferma che in realtà la canzone risale a qualche tempo prima. Per ora i lavori di Garrett sono raccolti in un EP, "The Ides", che si può ascoltare sul suo sito su MySpace. Ps: buon anno a tutti!